Delta e dintorni – 6 agosto

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Primo aggiornamento – 6 agosto – da uno scomodo intenet point lungo la via verso i Carpazi, giusto per dire che ci siamo e siamo vivi, pure contenti di come vanno le cose.

La Romania si dimostra terra contradditoria, povera e rurale, asfalto e corrente non arrivano dappertutto, patria del kitsch e delle belle ragazze, della nuova ondata capitalista che fa assomigliare i negozi, di un turismo (dis)organizzato artigianalmente.
Superato l’urlo urbano di Bucharest, con i suoi incubi notturni e strampalati e i suoi 40 gradi pomeridiani, il delta danubiano e’ sembrato una visione. Un sentiero, una strada di terra, una bambina con un vestito rosa che cammina verso il mare. La leggerezza nel mondo si trova ovunque, anche quando ci sentiamo grassi e appiccicati come quel Pereira di cui scriveva Tabucchi ormai anni fa.
La nostra visita nel delta ha fatto base a Sfantu Gheorghe, un paesino di pescatori con polli e vacche per strada, carretti trainati da cavalli come mezzi principali di locomozione, giusto per capirci.

La spiaggia e il mar Nero, dal villaggio, non distano molto, ci si arriva attraverso un bel sentiero che attraversa le aree umide del delta, che, con i loro aironi e cicogne e bovini, in volo e al pascolo – in volo gli aironi e al pascolo le vacche -, ricordano la per noi piu’ familiare Camargue, senza tuttavia averne niente da invidiare.
Le cose tuttavia, a Sfantu, come sul delta piu’ in generale, stanno cambiando, la pressione (turistica) sale, la gente si organizza, molti preferiscono costruire casette e bungalows nell’orto di casa per ospitare i turisti, per ospitarci, piuttosto che uscire alle cinque del mattino a pescare. Lo dico senza aggiungere nulla, proprio nello spirito della pura annotazione.

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In questi giorni ci spostiamo invece verso i Carpazi. Da Sinaia, o dintorni, prendera’ il via il nostro trekking montuoso che ci condurra’ fino a Bran, dove si dice sia uno dei castelli di Dracula. Eh gia’, come per i chiodi del Corcefisso, qui ogni paese ha, vuole, il suo. O quasi.

Del resto, come per il delta, anche qui, nell’entroterra – incolto, desolato, poverissimo, in vendita – il turismo, laddove ha una chance, e’ la risorsa per non vivere di sola agricoltura, e in qualche caso di industria.

Lungo la strada incontriamo Domi’, che per lavoro frequenta l’Italia – lavora nel tessile, nelle fabbriche che confezionano per Moschino e simili -, ci spiega che il nostro stipendio base, quello classico da 800 euro, da queste parti si configura intorno ai 100 euro mensili per un lavoro di otto ore al giorno. Lascio a voi fare i conti.
Durante i bellissimi, quanto rocamboleschi, spostamenti con maxitaxi – pulmini che portano piu’ persone a uguale meta, molto in voga da queste parti – si ascoltano frequentemente – molto meno sarebbe sufficiente ad averne fastidio – dimenticati pezzi di Toto Cotugno, una vera star da queste parti, Carosone, Albano e Romina. Per buongusto, mi fermo qui. A presto.

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6 pensieri su “Delta e dintorni – 6 agosto

  1. Ascolterei i tuoi racconti per tutta la mattina…
    I miei complimenti per la tua scrittura: sembra di vivere in un documentario del National Geographic!!
    see you soon

  2. leggendo il tuo racconto mi vedo gia’ pedalare sulle rive del danubio.(nel tuo vagabondare, cerca di acquisire nuove tecniche di orticoltura. l’orto ti aspetta!) state in campana, ciao

  3. Mi é piaciuto molto sai rappresentare , raffigurare con la scrittura le cose che ti circondano molto bene tanto che quando leggo poi mi siedo e chiudendo gli occhi riesco ad immaginare la situazione. Bravo continua a scrivere cosi’,ma ricorda si a scrivere con la testa e con lo sguardo ma soprattutto con il cuore.
    ciao il tuo cuginetto Christian!!! bravo.

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