9 agosto – Lupi, orsi e bagni termali

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Pochi giorni dopo il primo, ecco un secondo aggiornamento – data 9 agosto – da un altrettanto scomodo intenet point lungo la via verso il nord e la Moldavia. Non fateci l’abitudine, pero’, oggi abbiamo un poco piu’ di tempo.

Mentre suonano in sottofondo le note dei Take That e si sente ‘odore’ di Cascaval – l’onnipresente formaggio numero uno di Romania – cerchiamo orari di treni, autobus e maxi-taxi per dirigerci a nord, dove ci aspettano gli splendidi monasteri affrescati, le gole di Bicaz e… le terme.

Gia’, le terme. Sopravvissuti a questi giorni di avventuroso, molto, trekking sui Monti Bucegi, estremita’ meridionale dei Carpazi, ho fatto esplicita richiesta di una pausa termale. Un pomeriggio dove bere una limonata fresca – la bevanda piu’ a’ la page di tutta la nazione – finire un buon libro e prendersi un attimo all’ombra, niente di piu’.

Viaggiare e’ anche e soprattutto fatica, lo si capisce bene in questi giorni trascorsi sui sentieri dei Carpazi. I Carpazi meridionali sono imponenti molari di pietra che si ergono tra verdi prati a pascolo (la cui composizione floristica e’, stranamente, a 2000 metri, per molto simile a quella dei prati brianzoli: margherite, ranuncoli, tartassaco e cose cosi’). I motivi che, tra queste alture, rendono l’andare a piedi affascinante, quando non avventuroso, sono numerosi. Ne elenco solo alcuni per ragioni di brevita’ (stiamo in viaggio, mica siam qui per scrivere. Sono certo che mi si capira’). Anzitutto, le storie, fors’anche le leggende, sulle temibili fiere – lupi, orsi, famelici cani da pastore – aleggiano intorno al viandante spaurito e vengono riconfermate ad ogni passo da robusti cartellacci di legno che invitano a fare chiasso per allontanare eventuali predatori di vite umane nei dintorni. In secondo luogo, i sentieri sono certamente ben segnati – come ci avevano anticipato locali intenditori -, ma coincidono spesso, e senza avvisi, con greti di torrenti, golette di roccia, guadi, che rendono l’andare qualcosa di molto simile a quei percorsi ginnici che arredano tanti italici giardini pubblici. In terzo luogo, siamo in Translvania, non va dimenticato, e nebbie, nuvole basse, sono sempre pronte ad ammantare l’itinerario, coprendo anche i bei e vistosi segnavia. Da ultimo, i rifugi. Noi siamo stati all’Omul, piu’ di 2500 metri di altitudine. Rifugio, in questo caso, e’ vocabolo davvero adeguato, opportuno. Una spartanita’ austera ospita corpi e fiato caldi di sonno. Ammassati tra assi di legno, che lasciano passare spifferi di una notte di intense brezze di quota, sembra di stare al beccheggio nella pancia del galeone. Tranquilli, pero’, se la notte ha recato disagio, o solo non ha riposato come desiderato le stanche membra, be’, una frittata o una zuppa di sedano sono ad allietare il risveglio del vagabondo. Il resto ve lo lascio tranquillamente immaginare.

Per quanto ci riguarda, superati indenni la colazione locale, abbiamo trovato – fosse anche l’unico – un ottimo motivo per giustificare la fatica che ci ha spinti, il giorno prima, fin lassu’, a sopportar la notte. Aggirata la pancia di legni del rifugio, imboccato il sentiero per scendere verso la vampiresca (nella tradizione), quanto bucolica (nella realta’), cittadella di Bran, ci siamo fermati e assorti abbiamo ammirato un paesaggio d’alba di quelli buoni da ricordare. Davanti a noi enormi velieri di pietre scure a solcare un mare di nuvole bianche. Anticipazioni di paradiso, paradisi naturalistici mai pensati o solo il prevedibile risultato di una frittata di primo mattino, be’, questo lo lasciamo decidere a voi e alla vostra fervente immaginazione, che suo malgrado provano a seguire queste righe.

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Un'immagine del rifugio Omul

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Insomma, noi, con il nostro (eccessivo) zaino da 14 chili, abbiamo provato a dialogare coi pastori, abbiamo scalato le golette, guadato i torrenti e ammansito le fiere (che, in vero, non abbiamo nemmeno avvistato), evitato sagacemente i predoni, e siamo sopravvissuti.

La stanchezza pero’, dopo giorni di chilometri e risalite, si avverte; si sente nei legnosi muscoli di gambe e schiena, nella difficolta’ crescente ad orientarsi tra disordinati orari di mezzi affollati e a dialogare con una popolazione dal linguaggio scarsamente comprensibile e che non fa nulla per render piu’ facile il cammino di chi cerca di camminare.

Diceva del resto Moravia, qualche lustro fa, in una piccola e, a nostro modo di vedere, interessante autobiografia: <Viaggiare non è veramente piacevole, si va incontro all’ignoto e l’ignoto è qualche volta sgradevole e sempre traumatico; però, fa bene>.
Ed ora, terme. A presto!

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4 pensieri su “9 agosto – Lupi, orsi e bagni termali

  1. Ciao Alfio,
    ma 6 proprio bravo a scrivere!!!!
    Ci hai fatto vivere le tue esperienze come se fossimo lì anche noi!!!
    Allora, hai combattuto tanti orsi e fiere varie? Che assessore che abbiamo!!!
    Compimenti continua così!!
    Bacio grande.
    Silvia e Zia Lory

  2. @ Silvia & family: grazie, troppo generose. Un bacio anche a voi!

    @ Sgurz: ho appena concluso e consiglio vivamente un libro che avevo in serbo da tempo e che non a caso si e’ scelto per questo viaggio: ‘Sostiene Pereira’ di Tabucchi. Un libro sull’impegno civile, anzitutto, che parla anche di tanto altro. Ce n’e’ quanto mai bisogno.
    E poi… Portogallo e Romania, per tanti motivi, in questo viaggio li avverto vicini, a tratti mischiati.

  3. Ciao, Alfio!
    Ti scrivo solo per dirti semplicemente che sei forte! Il pregio della tua scrittura sta nella sua freschezza e nella spontaneità del tuo narrare; queste doti secondo me ti permettono di porre ancora più in rilievo la tua personale ricerca di senso “andando” per il mondo e “toccando” con mano le risposte che l’umanità più varia cerca di dare al nostro grande “Viaggio”.
    Grazie: tu stai camminando anche per me.
    Emanuela

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