17 agosto – Al contrario

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17 agosto. Notte afosa, bettola davanti alla stazione – sapete, ho a che fare con il colonello che lima le spese. Dentro alla stanza, che odora di fumo e di piedi, il ventilatore ronza e veglia il nostro cattivo sonno. Esco in corridoio attorno alle tre, sudato, per recarmi al bagno, condiviso. Si aprono porte intorno e il rumore a quell’ora suona quanto meno sospetto. Intorno da due porte due signore rom mi scrutano e io non meno interrogativo fisso loro. Ritorno alla stanza e rientrano altri ragazzi, alticci, si direbbe. I rumori che arrivano da fuori la finestra, spalancata sul buio e sull’afa, inquietano, disturbano, formicolano il sonno; il caldo non ci permette di chiuderla. E pensare che poche ore prima, ormai a nostro agio, con le luci calanti del giorno, attraversavamo sovrappassi e asfalto di periferia per ritornare dal centro verso la stazione. Le certezze covano sempre illusioni, o quanto meno hanno il dovere di sospettarle.

Insomma, timori nostri e brutti sogni  a parte, per farla breve, la notte doveva dirci qualcosa sul giorno che si apriva.

Alle 5 abbiamo atteso un treno – dicono internazionale, a noi poi e sembrato sempre lo stesso – per Belgrado.  Unora, per il ritardo – il consueto, verrebbe da dire –  poi ci siamo avventurati. Varcata, non senza lungaggini, la frontiera, con un paio dore di ritardo, siamo arrivati. Belgrado distesa di cemento, ma anche fiumi e macchia verde. Caos, ma anche spazi. Il ritorno dello scenario metropolitano ha acceso, reso piu chiari, i passi fatti prima, il clima romeno: i modi distesi, quasi sommessi, di una terra povera, forse piuvera; la sua chiusura, ma anche la sua onesta. Ha reso un poco piu comprensibile a noi la strada, quello a cui ci ha abituati, quello che ci ha lasciato.

Ora siamo qui, in mezzo a tutti i figli della bella, patinata Europa, chiassosi,  che  ispirano falsita e indossano vestitini e occhiali da sole. A tratti inutilmente contenti, tutti a seguire le stesse rotte, impegnati (cosici pare) a turbare la nostra quiete, campestre: ormai abituata ad avere come compagni di viaggio lontano  e la rana, villaggi e camposanti. Non sanno niente di Romania, loro, o almeno a noi sembra.

E poi, alla fine, scusate, e lo sfogo di chi torna e torna nel caos – o nel completo silenzio, tanto e uguale – senza che gli venga riconosciuto lo sforzo. Lo sfogo di chi ha impiegato giorni e tempo a rovesciare schemi, ad abituarsi al cibo, agli odori, ad altra  mentalita, alle abitudini e ora le deve rimettere in cambio di niente. Pregiudizi al contrario, per dire.

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2 pensieri su “17 agosto – Al contrario

  1. Leggo solo ora questa bella cronaca, diario, condivisione, del cammino di Alfio.

    Lo ringrazio per questo diario aperto, per i suoi occhi che hanno visto quello che ci sta raccontando e per la sua sensibilità che ci permette, con questi scritti, di poterne almeno un poco assaporare.

    garzie davvero

  2. Ciao Alfio,
    ancora una volta grazie di raccontare la tua avventura, sembra proprio di vivere in carne ed ossa quello che sto solo leggendo. Devo confessarti che rileggerei queste righe più volte senza stancarmi.
    Buon proseguimento!!

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