Il matrimonio ai tempi di facebook


Per quanto sia da sempre un frequentatore di facebook, il social network più diffuso – attualmente – sul globo, e da sempre anteponga le sue funzioni positive ad altre perlomeno inutili, devo riportare alla vostra attenzione questo articolo.
Due considerazioni mi vengono, così, sull’unghia.

La prima riguarda la potenza, la portata, di questo mezzo. Quelle che io chiamo ‘funzioni utili’ di facebook sono tutte quelle attività connesse alla possibilità di propagare molto facilmente un messaggio e di fare rete. Una risorsa immateriale enorme. Questo potenziale amplificatore, però, genera effetti secondari e talvolta collaterali: rende pubblici, o quasi, fatti e informazioni che sono per solito personali, privati, e spesso questo accade senza che se ne abbia la completa percezione, il controllo. Questa notazione (se volete anche molto banale) fa comprendere come questo mezzo debba essere usato – ma vale per qualsiasi strumento ‘potente’ – con un più di prudenza e buon senso… merce rara. Merce rara soprattutto quando non si ha la percezione diffusa della portata del fenomeno e dell’efficacia dello strumento. E nel nostro caso, a me par, che non si abbia.
Da qui la seconda considerazione, che parte da una domanda: questo fenomeno è da considerarsi come un indicatore del cambiamento sociale? Della transizione da un modello a un altro?
Riscontro spesso la tendenza a sottovalutare i fenomeni nuovi, considerandoli una bizzarrìa, una moda, solo una delle tante stupidaggini delle nuove generazioni, un giochino usato un anno e poi lasciato lì. Specie per i cambiamenti immateriali. Questa tendenza semplificante – che magari alla luce degli anni avrà pure ragione, chi lo sà –  scherma la visuale e certo non aiuta a tentare un’interpretazione del quotidiano, una corretta comprensione della realtà;  quotidiana realtà che sta cambiando i suoi codici e, più importante, quelli delle nostre vite. E’ un percorso difficilmente evitabile.
Ci sono avvisaglie di un fenomeno grosso, che non si può sottovalutare: leggete il numero dei nuovi iscritti giornalieri ai social network, chiedete a studenti di medie e superiori se hanno un profilo in un social network e come comunicano prevalentemente tra loro…
I segni dei tempi (e degli spazi) che cambiano sono anche il (parziale, sia chiaro) trasferimento delle relazioni in una dimensione immateriale, che l’ordine sociale tende ad escludere o a considerare come un passatempo scemo e poco importante. C’è da rifletterci.


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