17 marzo: cittadini, non consumatori


Trovo la festa del 17 marzo istituzionalmente doverosa. Il suo parto ha visto fin troppe complicanze e  dubbi, perplessità che hanno dato luce a una giornata pasticcio, nata da una decisione incerta e comunicata in ritardo.
Un esempio per tutti: le attività commerciali rimarranno aperte o chiuse durante il giorno di festa nazionale?

Il governo pasticcione fa un timido cenno di sì e intanto delega la regolazione della questione alle Regioni (competenti in materia), che se ne lavano le mani scaricando la responsabilità sui Comuni.

Come spesso accade in questo paese, quindi, sono gli ultimi anelli della catena che si trovano a dover fare i giustizieri, a doversi far carico, per l’ennesima volta, delle conseguenze dell’incapacità decisionale altrui.
Fatto questo preambolo – spero utile a inquadrare il contesto in cui viene compiuta la scelta – credo non ci fosse altra soluzione adeguata se non quella di fermare le grandi attività commerciali per un giorno.

Casatenovo è stato tra i pochi a prendere questa decisione. Sono contento perché si tratta di  una questione importante, di una scelta che io credo di coerenza e grande senso civico.



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