La crisi del progetto europeo

E’ una stagione brutta, questa per l’Europa: assistito dalla crisi economica, torna a insidiare il vento freddo dei nazionalismi. Basta aprire la prima pagina di un giornale e si trovano segni. Destre rampanti, movimenti xenofobi, assenza di cooperazione nella gestione della crisi mediterranea, lance di guerra, ridefinizione dei minimi comuni denominatori della convivenza internazionale: solo per fare la rassegna delle ultime due settimane.
Le aperture degli anni ’90 sembrano davvero lontane. La Costituzione Europea è stata uccisa nel nido stesso d’Europa unita (Paesi Bassi e Francia), non c’è stata e men che meno c’è una credibile e condivisa linea che faccia (almeno) apparire la Comunità come un soggetto unico. Non si tratta di un coro a più voci, qui parliamo di solisti che cantano nello stesso locale, ognuno per sé. Seriamente, non ci manca molto.
In queste ultime settimane ad essere messa in discussione è in particolare la Convenzione di Schengen, non solo uno dei capisaldi dell’Europa che si volle comunità, ma anche quello più prossimo e concreto. Niente a me pare  più vicino alla nostra esperienza: sentirci cittadini del mondo varcando un confine. Direi di più, l’identità politica europea oggi si disegna e condensa proprio a seconda di come possiamo attraversare queste barriere. Ed è proprio qui, nell’evidenza più diretta, che l’Ue cade e cede il passo.
A tal proposito, vi consiglio di leggere questo articolo: ‘Nonostante il rapporto positivo l’ingresso di Bulgaria e Romania, che secondo i piani sarebbe dovuto avvenire lo scorso marzo, è rinviato  a data da destinarsi. Insieme ad innegabili difficoltà e problemi irrisolti nei Paesi sotto esame, il cuore del problema sembra risiedere altrove, nella crescente fragilità di una strategia europea credibile‘. Questa è solo l’individuazione di un sintomo. Seguiranno(?) identificazione delle cause e definizione della cura. La strada si allunga e si fà salita.

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