Un paese che si pensa

La differenza tra la politica energetica tedesca e quella italiana sta nel ragionamento. La politica tedesca da decenni è pensata sulla base di logiche industriali, la nostra su quella di logiche familistiche o, al più, su impasse decisionali.
Dalle lande nordiche arriva oggi l’annuncio del nuovo progetto (targato Merkel) di puntare parecchio sull’uso di veicoli elettrici. Bene così, a mio parere e solo a mio parere, si tratta della direzione giusta, quella del cambiamento rispetto all’attuale regime insostenibile.
L’articolo di Repubblica si spinge addirittura a definirla ‘rivoluzione’, forse esagerando. Ricordo infatti che se pur validissimo strumento per abbattere l’inquinamento negli ambiti urbani e a scala microlocale il mondo delle auto elettriche gira sempre e comunque su un sistema energetico che produce elettricità a partire da combustibili fossili. Vale così anche in Germania, dove l’energia prodotta deriva per quasi il 70% da fonti fossili estere (gas e petrolio da est e, in prospettiva, da nord). L’autoelettrica come i motori a idrogeno diventeranno una alternativa reale al petrolio e un valido mezzo per contenere il fenomeno del riscaldamento globale solo se l’energia necessaria a far funzionare entrambi gli strumenti sarà di origine rinnovabile; per questo traguardo, però, la strada pare ancora lunga.

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