Antimodernisti

Sono solidale con i cittadini della Val di Susa e con la loro pacifica dimostrazione di attaccamento a un luogo. Lo sono per ragioni culturali, che in questo paese ovviamente vengono perennemente ridicolizzate dalle necessità della cultura del fare. I risultati dello svilimento dei valori a guida dell’azione politica e sociale sono sotto gli occhi di tutti.
Così non vorrei sentir parlare di facinorosi, riottosi, pulciosi dei centri sociali, come da tempo fanno molti media e molti esponenti politici anche di quel partito perennemente alla ricerca di se stesso che è il Pd. Parlano di “sindrome Nimby” (non nel mio giardino, traducendo l’acronimo inglese) e lo fanno a sproposito. Si parla di Nimby in letteratura quando ci sono gruppi che a prescindere – per ragioni aprioristiche – si oppongono senza se e senza ma alla realizzazione di un’opera. In Val di Susa siamo di fronte a una realtà composta da un’opposizione popolare vasta, molto ben informata, in grado di contestare punto per punto l’opera che si vorrebbe costruire, mettendone in discussione i presupposti.
Pochi dei fautori della Tav hanno purtroppo accettato di confrontarsi con i Comitati No Tav veri, preferendo quelli immaginari (antagonisti, egoisti e via calunniando). Così sappiamo poco delle reali motivazioni della Lione-Torino, che pare sempre più un progetto virtuale, nato sull’onda di considerazioni – l’esplosione dei commerci est-ovest, l’integrazione economica europea verso l’area ex sovietica, una fase di grande espansione produttiva – che anno dopo anno perdono la loro debole consistenza.
Ci sono molte domande a cui sarebbe necessario dare risposte. Quali e quante merci che attualmente corrono su gomma verrebbero spostate su ferro? E’ davvero necessaria per movimentare quella quantità di merci una linea nuova? Come mai il costo di realizzazione al chilometro dell’alta velocità ferroviaria in Italia è più alto rispetto a quelli delle altre valli alpine d’Europa? I costi umani, ambientali, paesistici valgono davvero la pena solo per arrivare venti minuti prima a Digione?
Io ho cercato risposte ufficiali, e quindi attendibili, a queste domande. In rete c’è un sito con alcuni materiali buoni per uno che ha una laurea in geologia o in pianificazione del territorio. Per una nuova linea di interesse internazionale sarebbe necessaria un’opera di divulgazione seria e accessibile che chiarisse le risposte a queste domande. Invece, c’è la solita politica di palazzo che puzza di ambiguo, che non dice, che nasconde sotto la burocrazia e che se stuzzicata risponde con il menefreghismo e con il manganello.
Le esigenze di una società diversa, lontana dalle logiche delle grandi opere e del progresso materiale senza motivi, mi pare che negli ultimi tempi si sia manifestata con ampiezza, ma probabilmente gli interessi son più forti e rendono sordi.
Dico no al ‘no’ senza ragionamento, ma son stanco di osservare un paese avallare opere, strutture, piani e azioni, in ossequio a una qualche remota ragione economica che poi nei fatti si traduce perennemente nello scadimento dei livelli di qualità di vita.

«Fino a qualche tempo fa i conservatori erano quelli che volevano conservare lo status quo. Ma improvvisamente lo status quo è entrato in movimento e scorre come un tapis roulant verso la modernità. Così anche i conservatori si muovono con esso. E i moderni veri sono costretti a essere antimodernisti». Milan Kundera

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