Luna delle cinque

Questa notte ho camera da solo, nell’agriturismo e nella valle che sembrano di C’era una volta il west. Mi addormento guardando la luna alta nel centro del cielo e della grande finestra che rischiara la stanza. Non ci sono persiane e serrande. Dalla radiolina suona l’ode alla luna che è Confessioni di un malandrino, di Branduardi. Aria rarefatta e bucolica, notte blu.
Mi coglie un prematuro risveglio delle 5.30, lo scalpitìo sommesso di greggi che si muovono presto nella valle sotto la benedizione avorio del disco lunare, ora più basso. Apro la finestra, fuori ci saranno sei-sette gradi, resto in silenzio, ascolto sonno altrui. Manca solo un ululato levarsi dal fondo nero della montagna. Respiro. Decido di fare una foto e scrivere due righe.

 

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