Viaggi e miraggi

Città bianca, cielo azzurro, mare blu. Capolinea, in altre parole. Dopo i paesaggi prima boscosi e poi di grano della Daunia, ora, davanti a noi, si stagliano Vieste e il suo litorale blu. Acque trasparenti in cui ormai stiamo immersi per alleviare i calori e lavare via le fatiche. Ora a ridere, ora a fare silenzio, in acque terse, roba tipo i bagni di quando eravamo piccoli che ci si schiarivano e increspavano un sacco i polpastrelli.
Serenità e piccole ombre che come nuvole ogni tanto passano e adombrano i visi. Nuvole che puoi chiamare ultime ore, fine del viaggio, lontananze, ritorno alle consuetudini.
Per far le somme è presto, meglio lasciar limpidi e azzurri gli ultimi passi. E poi i viaggi, i cammini in particolare, ci mettono il loro tempo a spiegarsi, un tempo morbido che dipende da tante cose, troppe per esser catturate nel breve spazio delle righe scritte col cellulare.
Dopo ogni viaggio si scopre l’immagine di un nuovo orizzonte da arrivare, cantava DeGregori anni fa. Lo cito così, come una speranza a cui affidare il ritorno.

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