La retorica ai tempi di Facebook

Vasco Rossi, Wikipedia, oggi sarà il turno di Steve Jobs. Prima lo era stato dei soldati morti in Afghanistan, delle morti bianche sul lavoro, del ‘no’ a qualsiasi cosa. A me Facebook come strumento piace, usato bene è quanto di più funzionale per promuovere eventi, iniziative, per non perdersi di vista, per reperire velocemente, meglio di qualsiasi rubrica, i contatti di qualcuno. A me piace, ma soffre e con sempre maggiore intensità delle ondate di retorica. Soffre, e io con lui. Muore un soldato ed è un profluvio di gente che pubblica inni nazionali, di parole intrise di tristezza, di saluti doloranti (chissà se saprebbero dirci anche solo con quali paesi confina, l’Afghanistan, e perché li si trovano dei soldati, oggi). Muore Steve Jobs e tutti devono scrivere il più velocemente possibile le loro migliori parole, manco fossero l’Ansa. C’è il referendum che chiede di dire ‘no’ al porcellum (che evidentemente già dal nome non può che ispirare cattivi pensieri) e tutti giù a dire che ‘no al porcellum’. Chissà quanti poi saranno entrati realmente nel merito. Ognuno con la sua voglia e ognuno con la sua tanta o poca onestà intellettuale, ma il punto è che facebook è un catalizzatore e un moltiplicatore: è un megafono e, alla fine, scivola e finisce per urlare le cose. E le cose urlate, a me, non so a voi, danno fastidio, soprattutto quando si parla di certi temi. Mi danno fastidio e così cerco di collocarmi entro il mondo che frequento, nella piazza virtuale, pensando sì che Vasco con Nonciclopedia ha fatto una solenne cazzata, ma senza per questo doverlo ribadire per l’innumerevole ennesima volta. Penso sì che bisogna dire ‘no’ all’energia nucleare, magari riprendo un articolo interessante sul tema, ma so che poi deve finire lì, che tanto sono diventati tutti antinuclearisti e non c’è bisogno che io urli di nuovo sulla piazza virtuale la mia attività di combattente delle domenica pomeriggio.
E sia chiaro, è un atteggiamento di cui parlo io ora qui, ma che coinvolge tutti. Questo è solo e solamente un invito a pensarci un istante.
Ieri un amico scriveva su Facebook, una breve frase che mi sembra buona chiosa a queste righe: ‘L’oppositore da loft. Se cliccassi su ogni diavolo di roba che mi appare per dire no a questo e quello mi verrebbe il dito dell’oppositore da loft‘. L’oppositore da loft, già, una malattia che si diffonde per ondate virali, un guasto del nostro tempo.

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4 pensieri su “La retorica ai tempi di Facebook

  1. Mi piace la riflessione che hai fatto, ed è quanto mai vero: Facebook, come la tecnologia in generale, è un’ottimo mezzo se usato con decenza. Personalmente ho seguito da vicino, in quanto utente del social network, le vicende di Nonciclopedia e Wikipedia, e non ti nascondo che anch’io ho aderito ad un gruppo per la salvaguardia di entrambi.
    L’ho fatto però, perché in quell’istante l’ho ritenuto giusto, e perché mettere un “pollice in su” non mi avrebbe cambiato la giornata in alcun modo. Eppure, tranne il populismo dilagante tra gli utenti (ecco le bandiere, gli inni, le frasi fatte di solidarietà ai disgraziati di turno e – i più drastici e nostalgici – che in occasione dell’ennesimo soldato mandato al macello inseriscono croci celtiche e inni fascisti), credo nella potenzialità di tale mezzo. Nell’era del controllo globale, molto probabilmente, anche un “pollice in su ” potrebbe essere un “atto rivoluzionario”, da interpretare in modo quanto più restrittivo possibile.
    Ancora complimenti per l’articolo e la riflessione.

    Alessandro

  2. Mi piace (qui non ci sono pollici … comodi).
    Già, oppositori da loft…
    Ma dopo un lungo periodo di un apparente torpore generale va bene anche così. Solo che adesso bisognerebbe imparare a chiudersi alle spalle più spesso la porta del proprio loft e, su quello splendido strumento che è fb, non usare parole (celebrative) di troppo, parole di … meno.

    Milena

  3. non ti curar di loro ma guarda e passa.

    come nei giorni di vittorioarrigoni… certo, alcune cose son stucchevoli (specie se non ti scegli i facciaamici :oP ) ma l’informazione si diffonde e tanti – me compresa – non sapevano della sua esistenza.

    uno conosce e rilancia.
    su dai, alla fine, non c’è nulla di male…

    casomai il problema sta nell’aderire a tuttiifattidicronaca col senso critico del giornaledimerate

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