Religione di Stato

Non mi interessa la battaglia tra poveri, figuriamoci, e nemmeno quella tra uomini di fede e uomini di scienza. No. Ho peraltro tra i miei migliori e più appassionati colleghi, che insegnano religione nelle scuole statali. Mi interessa però mostrare i dati che ho letto ieri e evidenziare le caratteristiche peculiari di questo paese.
Sul giornale di ieri leggevo che anche per quest’anno la situazione scolastica consegna un quadro  con sacrifici per tutti tranne che per gli insegnanti di religione. Dal 2005, anno in cui avviene per la prima volta nella storia dello Stato italiano l’immissione in ruolo dei primi 9.167 docenti di Religione, il loro numero è sempre cresciuto, fino alla cifra di 27.326 unità. E’ una situazione di crescita particolare se raffrontata  ai dati sul triennio di lacrime e sangue 2009/2012 dove spariscono 133 mila cattedre per un totale di 8 miliardi di euro, l’incremento degli alunni disabili (da 175.778 a 181.177 unità) viene fronteggiato con un taglio netto di oltre 300 cattedre di sostegno e 37 mila alunni in più sono stati stipati in 4 mila classi in meno.

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