E di nuovo cambio casa

Consentitemi un post che si situa a metà tra la riflessione condivisa e lo sfogo personale. Non lo faccio mai – talora mi rammarico con chi lo fa -,  ma forse, per una volta, mi perdonerete.
Il punto è questo: passi un’estate che non sai nulla del tuo futuro lavorativo nel magico mondo della scuola, e ci sta, lo sai, è così, prendi atto. Attendi settembre, settembre si conclude, i giorni passano in un misterioso e talora obliquo silenzio, poi ti chiamano: bene, si parte. Tu inizi, conosci, impari facce, nomi, brani di vita, forza e debolezze di chi hai davanti. Cento o duecento ragazzi, dipende da che materia insegni, da quante ore hai. Poi, per colpa di un ministero burocratico e inadempiente, arrivi a fine novembre e ti dicono: prego, faccia le valigie e vada in un’altra scuola, ci sono le nuove graduatorie, bisogna rispettarle. Tutto il lavoro impostato, il percorso svolto, le cose lasciate a metà, le dimentichi, dimentichi anche di essersi trovato bene, con gli studenti, con i colleghi, di aver programmato gite, incontri. Dimentichi e vada nell’altra scuola. Intanto, il tizio che insegnava la tua stessa materia nell’altra scuola, sta preparando le valigie pure lui: magari verrà a prendere il tuo posto nella tua scuola. Cose che capitano. Due cretini che hanno fatto un lavoro, il grande sforzo iniziale, e che adesso senza alcun motivo logico eseguono gli ordini complicando la vita a se stessi e alle loro classi, scambiandosi di ruolo. Questo lo sfogo personale.
La riflessione che voglio condividere, spiegando meglio quanto ho scritto sopra, è la seguente. Io sono in terza fascia, la serie C dell’insegnamento, quella di coloro che hanno i titoli di studio per insegnare una materia, ma non hanno l’abilitazione all’insegnamento (fino ad ora l’abilitazione è consistita in un furto legalizzato di un paio di anni di tasse pagate all’università per presenziare a una – oggettivamente inutile – scuola di specializzazione. Inutile, vi assicuro, credetemi sulla parola, è un discorso lungo che un’altra volta, se vorrete, vi farò). Le graduatorie di terza fascia  servono a mettere in fila i ‘panchinari’, per regolarne l’accesso al campo da gioco scolastico, qualora manchino i colleghi abilitati o di ruolo, e vengono rinnovate ogni tre anni. Il ministero ha cioè tre anni per prepararsi a ricompilare in base a nuovi dati le graduatorie.
Ora, datemi un vostro parere, giusto per capire se sono io che ho delle pretese o è il sistema ad essere quantomeno strano: secondo voi, è possibile – in un paese sedicente avanzato – che un ministero si riduca ad agosto del terzo anno – cioè nell’ultimo mese dell’ultimo anno a disposizione – a reperire i nuovi dati per compilare graduatorie aggiornate quando la scuola inizia trenta giorni dopo?
Personalmente ritengo non ci sia possibilità di risposta positiva: il risultato di tanta cialtroneria (l’apertura in agosto di graduatorie che dovrebbero essere pronte per settembre) ottiene come risultato finale un disastro: le griglie vengono definite e rese operative solo a dicembre, con un rimescolamento di insegnati generalizzato e insano. Si pensi che nella sola provincia di Lecco più della metà del corpo docente è precario.
Così, eccoci qui, a metà anno, con tutto un lavoro didattico e di conoscenza da ricominciare: pur con tutto l’impegno  dei singoli a recuperare terreno e tempo perso, questo tipo di mancanze dall’alto generano un effetto domino che ha ripercussioni negative sia dal punto di vista didattico che organizzativo in tutte le scuole.
Considererei più normale in occasioni simili – cioè, qualora per le più svariate ragioni le nuove graduatorie non vengano perfezionate nei tempi necessari -, rimandare l’entrata in vigore delle nuove griglie all’inizio dell’anno seguente, così da non creare la situazione che si verificherà la prossima settimana, quando appunto, in grave ritardo, diveranno operative le nuove graduatorie, con danno per tutti e per la qualità complessiva del sistema scolastico pubblico che, si capisce, al governo non è mai stata molto a cuore.

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3 pensieri su “E di nuovo cambio casa

  1. Sai che, essendo anch’io nella scuola, non posso che condividere queste tue riflessioni…. E’ una tristezza dover lasciare un lavoro a metà, specialmente quando il tuo “lavoro” sono persone con nomi e aspettative che avevi appena cominciato a conoscere… Non penso che a breve le cose cambieranno perchè ormai la scuola pubblica è un campo disseminato di tagli, buchi e burocrazia ma l’unica cosa che possiamo fare è continuare con “passione” a mantener fede al nostro ruiolo educativo sperando in tempi migliori….Forza e coraggio!!!!!

  2. Com-prendo. Sento dentro questo problema anche dalla mia comoda cattedra che non vacilla. Lo sento perché in nome di questo ho dovuto fare scelte precise che talora bussano in un punto non ben precisato tra cuore e mente.
    Nel frattempo i ragazzi tendono mani che vanno prese, chiedono e devono aver risposte ancor più che didattiche, io direi umane. Deve essere proprio brutto lasciare i propri alunni “nel bel mezzo del cammino” , ci credo… io farei moltissima fatica proprio dal punto di vista personale… ma – nel mio inguaribile ottimismo- leggiamoci una missione! Questo nostro seme sparpagliato al vento non vedrà la crescita di un ordinato orticello annaffiato ogni giorno con premura… ma certamente produrrà splendide fioriture inaspettate negli angoli più diversi e più nascosti :)
    un bacio Alfio, Ann

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