Le domande dell’UE e i rischi per la scuola

Tra le 39 domande rivolte lo scorso 8 novembre dalla Commissione Europea al Governo su come verranno “concretamente tradotti in pratica” gli impegni assunti nella ormai famosa lettera inviata alle autorità comunitarie, ce ne sono quattro che riguardano l’istruzione. Sono le domande numero 13, 14, 15 e 16. Le incollo di seguito.

13) Come verranno ristrutturate le singole scuole con risultati insoddisfacenti nelle prove INVALSI?
14) Come intende il governo italiano valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Che tipo di incentivi saranno utilizzati a tal scopo?
15) Con quali specifiche misure il governo intende incrementare l’autonomia e la competizione tra università? Che cosa comporta in pratica l’espressione “più spazio di manovra sui costi delle iscrizioni universitarie”?
16) Per quanto riguarda la riforma dell’università quali sono i provvedimenti attuativi che ancora devono essere adottati?

Da queste domande si possono evincere i probabili prossimi terreni di confronto – e in più di qualche caso, scontro – tra governo e rappresentanti del mondo scolastico. Tre in particolare i problemi che mi sembra si profilino all’orizzonte: il primo è legato alla domanda 13  e alla procedura quantitativa (un po’ assurda) dei test INVALSI. Chi non supera i livelli richiesti quali conseguenze subirà: meno finanziamenti? declassamento a scuola di ‘serie B’? Se così fosse, a pagare le conseguenze sarebbero le scuole già in difficoltà all’attuale stato delle cose, con l’esito finale che le scuole con maggior bisogno sarebbero anche quelle destinatarie dei tagli più pesanti.
Il secondo problema si potrebbe legare alla domanda 14 e alla ventilata introduzione di incentivi per rafforzare la competizione interna tra insegnanti e esterna tra le scuole. Una misura di per sé corretta nelle intenzioni, ma rischiosa nella pratica se non si correda la proposta di un pacchetto di strumenti e competenze necessari a svolgere una corretta valutazione interna. Ma una valutazione che entri nel merito va del resto ancora pensata: ad oggi non esiste.
Il terzo problema lo vedo connesso alla domanda numero 15. In un’ottica di crescenti tagli agli enti locali e all’università lo ‘spazio di manovra’ sui costi delle iscrizioni riesco a figurarmelo solo come un aumento delle tasse da pagare per frequentare un’università che comunque fatica a mantenere la stessa offerta di prima.

Mettendo in fila i tre problemi in verità ci si accorge che sono riassumibili in un unico processo che conduce verso un prevedibile esito: un nuovo classismo nella scuola; un sistema scolastico che privilegia e fa crescere chi già è in forma e sta bene e che toglie speranza a chi fa fatica, a livello strutturale e di performance. Un processo che insomma vuole contraddire e contraddirà l’anima stessa della scuola pubblica.

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