La scuola e facebook

Prof e alunni su Facebook le amicizie sono da vietare? Titola La Repubblica di oggi.
Io ci ho pensato su a lungo da quando ho iniziato a insegnare. Alla fine, dopo vari ragionamenti e varie prove parziali ho deciso di accettare le amicizie dei miei studenti su facebook. Mi sono preso il tempo per capire. Credo che tutto dipenda dal modo in cui ci si pone e dal modo in cui si utilizza facebook: si tratta di uno strumento e come tale è privo di colpe a priori. Mi sono preso un po’ di tempo per inquadrare la questione e arrivare a pensare che, se l’utilizzo dello strumento rispecchia verosimilmente la mia persona pubblica, non ci sia nulla di preoccupante ad accettare amicizie a scuola, anzi.
Devo temere che i miei alunni guardino le mie foto di viaggio? e che questo mi faccia perdere credibilità?
Faccio viaggi normali e non pubblico foto eccessivamente idiote, nell’ipotesi, nell’ipotesi limite, che le mie foto gli interessino, al più potrebbe venir loro voglia di andare a vedere gli stessi luoghi coi propri occhi.
Devo temere sappiano che una di queste sere parteciperò ad un concerto blues? Che si mettano ad ascoltarlo, il blues. Nessun problema, anzi.
Insomma, mi auguro che l’autorevolezza – che spesso viene evocata nell’articolo sopracitato – non dipenda tanto da un’amicizia in facebook, quanto dalla competenza, dalla chiarezza, dalla mia capacità di relazionarmi con loro nella vita scolastica. Punto. Il resto sono paranoie di chi non conosce lo strumento e da questo si sente in qualche misura minacciato o minacciabile.
Dal mio punto di vista è facebook un eccezionale strumento di comunicazione, che facilita e amplia il campo del mio lavoro. Il lavoro di insegnamento è un lavoro che – mio punto di vista – si basa soprattutto sulla capacità di instaurare una relazione con le classi e i loro componenti. Ogni volta che rinuncio ad un nuovo strumento o a un nuovo modo di comunicare credo che il mio lavoro si chiuda un po’ e rinunci a un’opportunità. Bisognerebbe anzitutto provare a educare se stessi e poi tentare di passare un modello anche nell’uso di nuovi strumenti e modi, altrimenti si limita il campo del proprio mestiere proprio là dove scorre la contemporaneità e il suo senso. Un peccato.
L’insegnante, l’adulto, che usa a sproposito facebook, e ce ne sono, si comporterà allo stesso modo in quella che gli anziani continuano a chiamare ‘vita reale’, come se chi dialogasse su facebook fosse fatto d’aria.

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