Sintomi globali

“Siete a passeggio, in centro, il sabato pomeriggio, in mezzo a un sacco di gente. Improvvisamente vedete quattro persone (non di più: quattro) mettersi a correre all’impazzata gridando di terrore. In una frazione di secondo vi trovate a dover decidere tra queste due possibilità: sono quattro pazzi o sono quattro persone che hanno visto qualcosa che voi non avete visto: una casa che sta crollando sulla vostra testa, o un pazzo che impugna un mitra e sta per sparare. Se optate per la prima, continuate la vostra passeggiata scuotendo la testa. Se scegliete la seconda, iniziate a correre e a gridare. Mentre state pensando a tutto questo, altri umani, più veloci di voi, hanno già deciso e stanno già correndo. I quattro sono diventati magari venti. Il vostro cervello lavora e giustamente inizia a inclinare per la fuga. E’ sorprendente come in una circostanza simile ciò che fanno in quattro, o in venti, conti più di quello che non fanno gli altri mille. Ma è così. Prima o poi, c’è da giurarlo, vi metterete a strillare e a correre anche voi. Influenzando, a vostra volta, altri umani ancora più irresoluti di voi. Se in quel momento qualcuno vi fermasse e vi chiedesse ‘cosa sta succedendo?’, voi, in realtà, non sapreste esattamente cosa rispondere. Probabilmente direste: stanno fuggendo tutti”.

Così Alessandro Baricco introduceva il fenomeno della globalizzazione nel suo libricino Next, saggio sulla globalizzazione e il mondo che verrà. Oggi in classe tenteremo di rispondere a quella domanda lì: perché in tanti urlano e corrono? Proveremo a indagare le cause di un fenomeno di cui per solito si registrano facilmente i sintomi: Mc Donald’s, la Coca Cola, i reality show, i non luoghi. Provando a trarne qualche indicazione generale. Senza eccessiva ambizione, ma senza partire battuti.
Non so esattamente cosa mi spinga a dirvelo. Forse, nel momento del suo esilio dalla scuola italiana, farvi sapere quanto bella e utile possa essere questa materia. Forse è un invito a provarci anche voi. A qualche anno dal G8 di Genova, dalle Torri Gemelle: tornare a pensarci. O forse è solo un suggerimento di lettura, un po’ vecchiotto ma ancora molto valido.
Buona giornata :)

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