Cartoline da Tunisi – 2. Gradi di Civiltà

Stabilire cosa sia civiltà e come si manifesti concretamente questo concetto è materia sempre complessa, vi faccio un esempio tunisino.

Riquadro uno. Una sera, late night, torni a casa dopo una lunga giornata, che so, di viaggio o di lavoro. Percorri le vie che portano all’hotel, anche se sono in centro devi stare attento a diverse cose: svicoli il raggiro, eviti l’abbraccio ebbro, la fiatella nefasta dell’ubriacone, sali e scendi dal marciapiedi in cui riversano macerie di una costruzione crollata ormai molto tempo fà, abbandonata, a cui non è mai più stata messa mano ed è rimasta, lì, per anni, in centro, in mezzo alla gente che va in ufficio o a trovare la nonna o in palestra. Ritorni e in uno slargo tra un condominio e l’altro, tra sacchi, plastiche, pozzanghere, trovi uno che piscia su un muro. Fischietta e piscia sul muro. Tu pensi: bella roba. Ma poco dopo vedi un’ombra nera planare sul tizio, dall’alto, dal balcone del terzo piano, senti un tonfo: è un sacco nero dell’immondizia. Buttato dal terzo piano. E che il tipo che piscia sul muro non ti sembri più il peggior affronto ti è chiaro. Mentre lui continua a fischiettare, imperturbato, prima di scrollarsi  e tirar su la lampo. Tra te e te, pensi: questi tunisini incivili barbari.

Riquadro due. Sei in un posto sul mare, tipo Bizerte, un paesotto senz’arte ne parte, ma tranquillo, con tanto blu, le barche, gente che si muove con allegria dai bar alla spiaggia e viceversa. Nello specifico stiamo seduti ad un chiosco che da sul porto vecchio, davanti al bel forte spagnolo. Ci rilassiamo e prendiamo le distanze dall’autunno brianzolo, ci dimentichiamo, ordiniamo da bere. Gente che va e che viene. Tepore, è  il due di gennaio ma pare primavera. Ad un tratto si avvicinano due clienti, chiedono di sedersi e dicono con tono insolitamente risoluto che non consumano. Te, tra te e te, fai la faccia un po’ sconcertata di quello che non sa se credere alla scena, e la segui. Il cameriere non si scompone, sorride e dice che non c’è nessun problema a non consumare, che possono tranquillamente stare seduti a guardare il porto, se vogliono. Allora ti fermi e pensi un attimo a Milano, a quante cose abbiamo da imparare, noi, lassù, allucinati incivili che siamo.

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