L’Iran e le sanzioni UE

Questo è un caso interessante che mette bene in evidenza almeno due temi di ordine internazionale. Il primo è legato all’uso del petrolio (la cui fine è di la da venire) e della sua geolocalizzazione funesta. Ad averlo sono in pochi e spesso con situazioni politiche instabili o stabilmente inaffidabili. Se facciamo conto che l’Europa oggi ricava i tre quarti della sua energia da gas e petrolio, e lo importa da non più di cinque – sei grandi fornitori, il peso di questa variabile sul piano geopolitico è presto misurato. La nostra dipendenza ci rende molto fragili.

Il secondo problema è che in un mondo globalizzato i fenomeni economici e finanziari dominano sulla politica per differenza di scala. La politica si esercita ancora all’interno della forma dello stato, o al più della federazione di stati, ma si trova a dover  rispondere coerentemente a fenomeni che invece avvengono su scala mondiale: una cosa impossibile, più o meno come cercare di spostare uno stagno con un secchiello.
L’esempio riportato in questo articolo è lampante, sotto questo punto di vista. Se la politica europea danneggierà in qualche modo le aziende che importano petrolio e derivati dall’Iran, alle aziende basterà trovare un diversivo fuori dall’Europa, aggirando facilmente il problema e, anzi, mettendo ulteriormente in difficoltà l’Unione.

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