La scuola e i 30

L’altro pomeriggio ci siamo fermati a scuola per preparare il nostro viaggio in Polonia. Non so se ho già avuto occasione di dirvelo che ad aprile andiamo in Polonia, a vedere i campi di concentramento e tutte le altre cose che ci sono da vedere in Polonia. Quel pomeriggio lì si è tenuta la prima di una serie di lezioni pomeridiane che noi, così, abbiamo pensato di fare per entrare nell’ottica del viaggio: è venuta una mia collega di storia a tenere un discorso sul popolo ebreo e le persecuzioni che ha subito.
Io – che sono arrivato anche un po’ in ritardo, ma questo è tutto meno che una notizia – mi sono infilato in classe in punta di piedi e appoggiato in un cantuccio infondo. E’ una cosa, vi assicuro, che nell’aula in cui di solito spiego non viene così naturale, stare in un cantuccio infondo, che poi vuol dire sentirsi studenti: bisogna riprovare, reimparare. Mi sono messo lì e ho iniziato a seguire la collega: brava, brillante, stimolante, piena di domande al suo pubblico. Non so, insieme tradizione e partecipazione. Una scuola non tanto diversa da quella che avevo fatto io, ma con più interazione. O forse era così anche quando ero io studente per davvero, ma non so, non mi pare o non mi ricordo. Comunque sia,  mi son lasciato trasportare dalla spiegazione per un’ora e mezza, capendo che, un’ora e mezza, può sembrare tanta a guardarla dall’inizio, ma può diventare poca nel suo trascorrere.


Alla fine della lezione, dopo che mentalmente avevo risposto anche io alle molte domande, ho pensato che la scuola sia davvero un peccato farla a quell’età lì che hanno quelli che stavano seduti nelle file davanti a me. Si ha in mente molto altro ed è come stare in una miniera d’oro quando dell’oro non si conosce il valore e non si pensa alla fatica necessaria ad estrarlo. A quell’età lì la miniera d’oro-scuola è un posto  un po’ umido da cui uscire il più in fretta possibile, la maggior parte delle volte.
E io, che alle superiori non son mai stato uno studente modello e interessato, ho pensato che pagherei oggi per avere ogni giorno diverse persone che mi raccontano le cose del mondo senza che io mi deva affannare a documentarmi, a leggere, aggiornarmi, fare sintesi, districarmi. E’ una comodità che sa quasi di lusso, quella di avere degli insegnanti che raccontano le cose e le spiegano e sono lì per rispondere ai dubbi che nascono lungo i sentieri del provare a sapere. Ma l’ho capito adesso, dopo un decennio, risiedendomi un attimo dall’altra parte.

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