Ancora un’italiana a Parigi

Pare che le italiane a Roland Garros ci prendano gusto. E ogni anno mi ritrovo a fermarmi un attimo e stendere due doverose righe per sottolinearlo e tornarci sopra. Anche quest’anno un’italiana in finale in un torneo del Grande Slam, Sara Errani, che insieme alla Schiavone mette in fila tre anni in cui l’Italia piazza una giocatrice nelle finali dei quattro tornei più importanti e almeno una presenza tra le prime dieci giocatrici della classifica mondiale.
Non lo avrei mai detto, che so, una decina di anni fa. Di questi exploit dell’Italia e più in generale di come va questo mondo del tennis femminile. Mondo che sta avendo una evoluzione meno scontata in termini di geografia e risultati di quello maschile.
Se prendiamo i primi trenta-quaranta uomini in classifica e i vincitori di grandi tornei negli ultimi 10 anni, a parte qualche grossa eccezione (Serbia), troviamo tutte le grandi patrie del tennis di sempre (Spagna, Francia, USA, Argentina, Repubblica Ceca, ec). Il dato più importante da rilevare, geograficamente parlando, rispetto a dieci/quindici anni fa è la ritirata degli States dal monopolio anni ’90, un declino all’epoca comunque ampiamente pronosticato sui giornali da quelli che ne capivano. Il tennis femminile al contrario presenta risultati e leadership più varie e più mutevoli sia in termini di geografia che di muscoli. Il tennis femminile con la fine di Martina Hinghis e l’avvento delle sorelle Williams pareva destinato, e più di quello maschile, al dominio della potenza sulla tecnica, la sagacia, la tenacia, il talento. E invece. Invece oggi tra le prime trenta-quaranta giocatrici del mondo si trovano diverse ragazze che non fanno certo della potenza la loro prima arma di gioco.
Insomma, nel week-end tra i numeri uno in campo maschile e Sara impegnata nella finale femminile personalmente mi ritaglierò un angolo per vedere che succede a Parigi. I bookmakers danno Sara Errani per spacciata, pagano la vittoria in due set secchi della Sharapova a 1.26. Ma io sarei più prudente dei bookmakers nell’azzerare le possibilità italiane.

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