Tre cose che ho pensato

Mentre guardo la finale maschile del Roland Garros, talmente è avvincente, mi son venute in mente delle cose.
La prima cosa è riferita a ieri. A guardar bene Errani e Sharapova (classe 1987) mi sembran ragazze che han più di trent’anni. Particolare non incoraggiante.
La seconda cosa: se questi qui sono i due migliori giocatori al mondo – Nadal e Djokovic, dico – abbiamo un grosso problema. Che a parte tirar dritti e rovesci non ho visto. Non ho visto un taglio, una volée, una veronica, uno smash. Non ho visto neanche una trovata da gigioni. Niente. Che palle da tennis. Poi in classifica c’è Federer. Federer ormai mi ricorda Sampras di dieci anni fa. Un signore che gira per i tornei del mondo senza più troppa voglia di sbattersi. La differenza è che quello là, dieci anni fa, nei momenti importanti continuava a vincere perché era un talento straordinario, Federer non vince più. Wimbledon ne sarà la dimostrazione, mi assumo il rischio di questa cosa che ho pensato.
La terza e ultima cosa che m’è venuta in mente è che fa piacere vedere una donna che arbitra una finale di singolare maschile. Nel tennis, che è per genesi uno sport conservatore, da poco si vedono femmine arbitrare maschi. Dai che lentamente, nello sfacelo, qualcosa migliora.

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