Giovani e politica

E’ uscito in questi giorni un articolo sui “giovani e la politica” nel nostro territorio. Ho risposto volentieri alle domande che trovate qui sotto per qualche riflessione più generale e che potesse riguardare tutti. Riporto di seguito il testo integrale dell’intervista che trovate, un po’ dimagrita, sulle pagine di casateonline.

-Da quanto sei in amministrazione e con quale ruolo

Alfio Sironi, classe 1983, Assessore all’ambiente e protezione civile nel Comune di Casatenovo dal giugno del 2009.

-Come mai avevi deciso di dare la tua disponibilità alla candidatura

Durante l’università, grazie a qualche buon professore, mi ero appassionato di urbanistica e affini. La cosa mi aveva spinto a guardarmi intorno e farmi domande su come funzionava il territorio in cui abitavo. Quell’attenzione si era tradotta poi in un impegno: nel 2007 fondammo, insieme ad altri che condividevano i medesimi interessi, un’associazione che si occupava di tutela e valorizzazione del territorio e promuoveva ragionamento e dibattito attorno agli stessi temi: il Gruppo Valle Nava.
Ho visto la proposta di candidatura, quando è arrivata, come occasione per osservare le stesse tematiche da un altro punto di vista (quello dell’amministratore) e per provare, fatta un po’ d’esperienza, a dare un contributo nella formulazione di idee e decisioni.

-Quali aspettative avevi prima: un bilancio di questi mesi/anni in amministrazione con eventuali aspetti positivi e negativi

Nel 2009, arrivato in municipio, non avevo alcuna esperienza politica alle spalle. Tutto nuovo. Oggi, dopo due anni e mezzo (nonostante abbia la fortuna di essere accompagnato da colleghi che hanno avuto pazienza e mi hanno aiutato ad inserirmi nel migliore dei modi), ancora non ho il polso su diversi aspetti dell’attività amministrativa. Mi immaginavo una strada complessa da percorrere, forse il tragitto s’è rivelato anche peggio del previsto!

Ciò che vorrei però sottolineare è questo: credo non si tratti di una mia (o nostra) difficoltà peculiare e contingente, ma sia, una condizione diffusa oggi a livello generale negli enti pubblici. Questo grosso modo per due ordini di motivi: uno che riguarda gli aspetti tecnico giuridici dell’attività, e l’altro che c’entra qualcosa col cambiamento della società nel suo complesso. Se hai tempo provo a spiegarmi meglio.
I motivi di carattere tecnico li riassumerei così:
– parametri di bilancio sempre più stringenti e diminuzione delle risorse a livello locale hanno reso complicata anche la gestione finanziaria di operazioni ordinarie (asfaltature, manutenzioni e simili) figurati le altre;
– la proliferazione di vincoli burocratici che rallentano e affaticano ogni processo, ogni decisione. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, mi pare addirittura di registrare una situazione in peggioramento, nonostante la pluricitata “semplificazione”.
Confrontarsi quotidianamente con questi ostacoli è esasperante, tutti questi lacci e laccioli sommati sono premessa per l’immobilismo che lentamente toglie ossigeno e affossa il Paese.

La seconda serie di considerazioni – possono apparire un po’ teoriche, ma ragionarci mi pare utile – è che gli attuali amministratori sono finiti a operare in enti locali che devono rapportarsi con una società in cambiamento. Un cambiamento rapido in cui facciamo fatica ad orientarci e in cui amministrare è spesso mettersi a confronto con problematiche più grandi del proprio ruolo e dell’ente in cui lo si svolge (politiche di rigore, fenomeni migratori, inquinamento, pendolarismo, bisogno di servizi nuovi, solo per citarne alcune: sono tematiche che quasi mai originano all’interno del territorio comunale, ma lo coinvolgono in maniera sensibile, chiedendo coordinamento e sguardo sovralocale).
In trent’anni – la mia età, più o meno – molti aspetti delle nostre vite sono mutati profondamente e il futuro non è come ce lo eravamo immaginati. Non solo tutti abbiamo un cellulare e nessuno più sta in coda alla cabina telefonica, non solo progresso tecnico: le forme del lavoro che cambiano, i rapporti famigliari e sociali che cambiano, l’idea di progresso tradita e compagnia bella. E’ la società nel suo complesso che si (e ci) trasforma e non abbiamo ancora preso il passo: facciamo fatica. La facciamo noi che abbiamo venti-trenta anni, figurati gli altri.
Questo fatto che la società cambia e diventa meno leggibile, in politica, specie a livello locale – che è quello più vicino alle comunità, alle vite delle persone – è una cosa che conta. Concetti come “stato”, “comunità”, “partecipazione”, “scuola”, “parrocchia”, “partito”, “famiglia”, sono cambiati molto, alcuni li stiamo mandando in pensione, altri vanno intesi in maniera diversa.
Raccogliere le sfide del cambiamento, analizzandole e individuando soluzioni e persino nuovi scenari, almeno in linea teorica, dovrebbe essere ruolo della politica. Mi pare che attualmente, in particolare a livello centrale, i politici siano un po’ in difficoltà ad adempiere.

-Se pensi che nella politica ci sia spazio per i giovani

Detto quanto sopra, riguardo al cambiamento in politica e allo spazio per i giovani, ti stupirò, vedo in arrivo miglioramenti. Dati i capelli bianchi che avanzano, mi rendo conto, questo è l’ultimo elemento che mi permette di definirmi un giovane in politica!
Nel cambiamento complessivo vedo incluso anche il cambiamento della politica. Prima i giovani in politica da dove arrivavano? Dagli oratori e dai partiti. Ora le cose stanno cambiando, oratori e partiti sono in difficoltà – proprio in ragione del cambiamento – a sintetizzare l’interesse delle persone e i giovani al loro interno sono pochi o in diminuzione. Stanno più volentieri altrove. Sindaci e compagini politiche quindi cosa fanno? dove pescano i giovani aspiranti amministratori? Li pescano soprattutto – valga il caso mio e di tanti altri qui intorno – dal mondo del volontariato, dai gruppi, dalle associazioni. Altri scenari, altra formazione: gente che fa il volontario per scelta e arriva alla politica per altre strade e con altri sistemi in testa. Le ultime elezioni amministrative hanno confermato questo trend anche nel nostro territorio: molti giovani eletti provenienti da quei mondi lì.
Secondo me è una delle avvisaglie di un cambiamento positivo. I giovani che approdano adesso nelle liste civiche sono forse meno preparati a cogliere le logiche di coalizione, e di partito, e di corrente, e di sottocorrente, i personalismi, ec, – che, sia chiaro, non sono eludibili allo stato attuale delle cose – ma sono spesso più preparati fuori dalla politica, più aperti e spinti da un sano desiderio di migliorare il posto in cui vivono, che è tipico delle persone, e in Italia son tante (e sempre in aumento), che scelgono di destinare parte del loro tempo al volontariato in una delle sue molte forme.
Mi pare che a livello comunitario e sociale se ne abbia sempre più bisogno, di questo tipo di cambiamento. La politica centrale è ormai un castello senza fondamenta e con poco futuro – non aggiungo altro -, nella politica locale qualcosa sta già cambiando perché è la prima a dover rispondere alla cittadinanza e alle sue richieste. Certo anche qui, nel nostro territorio, incontriamo ancora idee vecchie e vecchi schemi (metodi alla manuale Cencelli e via dicendo): son soluzioni utilizzate quanto già superate dai tempi, persino fuori luogo oggi. Ecco, in questo periodo, probabilmente serve una spinta da parte di tutti, e in particolare di chi ha energie fresche, a promuovere altre logiche più rispondenti alle esigenze dei cittadini, soprattutto in tempi di diffuso disorientamento.

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