La Bulgaria in seconda classe – I sette laghi del Rila

Eravamo rimasti alla squatter torinese che ci guarda in cagnesco nel pessimo rifugio di Hitsa Maljovitsa. Di li ce ne siamo andati presto, all’alba: all’attivo solo quattro fette di pancarre’ e una tavoletta di cioccolato. Tanto dovra’ bastare per le dieci ore di cammino previste verso i sette laghi del Rila e il rifugio a cui intendiamo appoggiarci per la seconda notte ad altaquota.
All’alba saliamo lenti il dorso dei Balcani, col sole che la’ in alto fa capolino tra le guglie di pietra e ci cammina incontro. Da quando ci incontreremo sara’ un bagno di luce e calore lungo un’intera giornata: il cielo sembra di smalto e non si vede nuvola, non un filo di vento.
Arriviamo alla prima vetta di giornata, 2650 metri d’altezza. Quando ci giriamo dietro di noi lentamente pare si sia dispiegata l’intera Bulgaria, davanti il massiccio del Rila con la sua possente eleganza e un verde altipiano da attraversare. Sullo sfondo, distante verso la Grecia, il dorso chiaro del Pirin mi ricorda la abruzzese Majella che sfilammo ad ovest lo scorso anno.
Verso le quattro del pomeriggio ne abbiamo scavalcate quattro, di vette da 2600 metri, e quasi di sorpresa ci si apre davanti la visuale, compaiono i sette laghi del Rila: un quadro di discese ardite, verde brillante di acque alpine e di prati, vene scure di roccia. Bello, bellissimo, e molto turistico. Alla valle dei sette laghi arriva una asfaltata e con la strada le auto e con le auto i pullman e con i pullman e le auto, famiglie, ragazzi, anziani: in una parola, turisti. Coi loro cappellini, con le suonerie del cellulare, panini, bibite, il baccano. Loro una festa colorata di plastica e tu con il tuo silenzio assorto, sudato e vissuto, lo zainone e la faccia un po’ spersa. Un impatto tra due mondi, tra due culture, come sempre, difficile da conciliare.
Scopriamo che il rifugio a cui vorremmo appoggiarci sta li in mezzo, presidiato e preso d’assalto dall’orda di permanenti, rossetti e scarpe di Prada, cosi’ decidiamo di cambiare base: rifugio Ivan Bazov – uno dei piu’ importanti autori della letteratura bulgara -, valle affianco. Valle affianco significa in spiccioli che tra noi e il rifugio sta la quinta vetta, questa volta a 2700 metri, della giornata. Dico che sono un po’ stufo, Silvia mi chiede come mai. La guardo esterrefatto. Il pigro e l’avventuriera.
Cotti dal sole, abbagliati dalla luce ormai bassa, scaliamo, senza piu’ sapere ne’ come ne’ perche’, la vetta e solo allo scoccare della decima ora di cammino e di un dislivello di giornata quasi himalayano, attacchiamo la discesa verso il rifugio, segnato sulla carta, ma di cui non sappiamo nient’altro. Sara’ aperto? Avranno un bar?
Ve lo racconto nel prossimo post.

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