La Bulgaria in seconda classe – Tramonto a Sandanski

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Scendiamo dalle montagne con una fortunata combinazione di bus e furgoni in direzione di Sandanski e Melnik, ultime mete del nostro itinerario prima di rientrare nella capitale e volare via dalla bella e assolata terra bulgara.
Dopo tre giorni di cammino tornare su un mezzo a motore e’ una sensazione forte: il paesaggio fuori dal finestrino corre in fretta, l’occhio come pellicola fotografica prova a seguirne la corsa, ma per quanto affamato perde particolari, si impressiona solo di alcuni dettagli, non riesce a trattenere tutto. Colline basse sostituiscono i monti, terreni che sembran di sassi e sabbia le fronde boscose; vigneti, vigneti, ancora vigneti, carretti, asfalto che cede, asfalto sfinito, sterrato, case diroccate, venditori di conserve, panni stesi ad asciugare, aria tornata secca e caldissima.
Attraversiamo veloci la Tracia bulgara e ci dirigiamo verso il confine greco, in una terra che sembra Murgia di Puglia un po’ piu’ povera e sfasciata. Qui come e piu’ che nel resto del paese e’ in corso un esodo di massa, non ci sono forze nuove, non ci sono giovani, le scuole chiudono, le case cadono, restano solo muri e uomini al tramonto. Si avverte in ogni cosa, nell’atmosfera, che questa e’ una terra di grandi tramonti, metaforici e non.
Il vino – rosso anch’esso, come il tramonto – e’ la grande, unica, risorsa e qui intorno qualche paese, qualche comunita’, lo ha capito: molti sono i vigneti di recente impianto, lo testimoniano lo stato di conservazione dei materiali e la forma scelta per l’allevamento della vite: la moderna forma a spalliera. Sono pochi gli impianti che prediligono ancora la forma tradizionale a tendone (meno funzionale per la produzione, ma di certo fascino per lo sguardo e il paesaggio). Melnik, ad esempio, dove ci dirigeremo domani, e’ una specie di piccola Barolo bulgara, divenuta meta turistica nazionale ed internazionale per via dei suoi rossi pregiati.

Il pullman corre su e giu’ dalle colline carsiche e arriva a Sandanski – vedi il caso – che il sole si va coprendo dietro la linea dell’orizzonte. Penso tra me che si tratta di un orario quanto mai suggestivo per arrivare in queste terre: la luce dell’ultimo sole esalta i toni rossi dei colli carsici intorno, accentua la lieve nota malinconica che sta sui visi e sui muri, cala e porta un po’ di sollievo nelle strade che si popolano di tavolini e sedie, bicchieri e carte da gioco.
Sandanski e’ la cittadina piu’ importante di queste terre di meridione, abbiamo subito la sensazione che qui nelle strade, nei negozi, sulle facce della gente, ci sia molta Grecia. Il confine dista una ventina di chilometri e il Mar Egeo non piu’ di duecento. Da fuori la citta’ sembra sfatta, palazzoni smunti, un po’ scalcinati, alti, ma addentrandosi si scopre un mondo di piazze e viuzze, una lunga area pedonale, molti locali all’aperto, un parco; uno spazio vivo, insospettato fino a poco prima.
Dopo giorni passati di citta’ in citta’, di paese in paese, mi pare di capire che per quanto in difficolta’, per quanto spopolate, le principali cittadine bulgare non rinuncino a creare e mantenere ampi spazi di socialita’ all’interno del tessuto urbano. Lo fanno piu’ nella forma della rambla, della promenade, della vasca, della strada chiusa al traffico e
dedicata alla ricreazione, che non in quella di piazza. A Sofia, a Ruse, a Burgas, ora qui, a Sandanski, si incontrano bei parchi ed estese aree pedonali, spazi che hanno un influsso sensibilmente positivo sul modo in cui gli abitanti vivono la loro citta’. Basta una passeggiata, una vasca serale per capirlo, per apprezzarlo, per farsi avvolgere dalla placida atmosfera.
Il nostro hotel sta in alto alla citta’, ormai il sole e’ calato, dalla nostra finestra vediamo i tetti, i tanti tetti della citta’, e sopra si accende una luna tonda e bianca. Suona un rebetiko dall’ultimo di Capossela, si mischia al vociare che sale dalla strada insieme all’odore di peperoni arrostiti, e ci sta proprio bene.

Se mi inganno a seguirla
trovarla a volte
se mi inganno a cercarla
per le strade morte
andare andare in cammino
senza che niente più mi trattenga

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