Tzaziki d’inverno – Ci si rimette in strada..

In casa mia ho voluto dipingere un muro color blu bandiera della Grecia. Nella casa di un appassionato di geografia non deve mancare un piano blu come gli oceani dell’atlante, mi sono detto. Ho scelto di colorare un muro per ricordarmi alcune cose, anche banali, basilari –  le belle giornate d’estate, il mare, la voglia di andare – e per rendere meno faticoso sopravvivere adesso, durante l’inverno. Nella mia casa metto spesso musica di porto: il rebetiko greco e turco che nasce a Smirne e suona nelle taverne di Salonicco. Musica d’assenza, come il tango e la morna, che insegue qualcosa che non c’è, che manca, musica di gente che cerca qualcosa di perduto. Di fronte al muro blu,  e sopra il tappeto di quelle note lì, ho appiccicato un itinerario illustrato, quasi una mappa del tesoro: si tratta delle tappe dell’Odissea. Un regalo molto gradito che mi hanno fatto qualche mese fa: appeso come un grande post-it è un promemoria per ricordarmi, e ricordarci, che, se si va, si va prima di tutto per trovarsi, per fare ritorno a noi stessi.
Questi e altri, i motivi  che ci portano oggi a prendere il largo, ancora verso est.


In un giorno tiepido dei primi d’ottobre, seduto al tavolo della cucina, le carte stese, la finestra aperta, preparavo lezioni sull’Attica e il Peloponneso. Cercavo notizie, sfogliavo, guardavo la situazione dei trasporti, prezzi, qualche immagine. Un istante e serpeggiava minacciosa una tentazione. Così alzavo il telefono e: “Silvia, per Natale riprendiamo  il viaggio da dove l’abbiamo lasciato?” Se avete letto qualcosa dei diari estivi avrete imparato a conoscere il personaggio e la risposta vi risulterà ovvia: abbassavo il telefono e comperavo dei biglietti aerei per Salonicco, seconda città della Grecia a non più di cento chilometri da Melnik, confine meridionale in cui si era arrestata la rovente traversata estiva sulle ferrovie bulgare.

carta_geografica_grecia


In Grecia continua il viaggio che segue la linea dei Balcani e dei loro microcosmi; in questa occasione ne percorreremo la coda, la catena del Pindo, che conduce e termina al mare. Il mare sarà il confine davanti al quale arrestarsi e posare sulla sabbia, speriamo tiepida, eventuali domande. “I viaggiatori, come quelli del mio Danubio, attraversano le grandi pianure della Mitteleuropa sotto cieli pesanti soprattutto per raggiungere il mare. E’ sulle rive del mare “inesplicabile”, come lo chiamava Camões, che s’incontra il respiro largo della vita, che apre alle grandi domande sul destino e al senso del bene e del male”, scrive Magris nel suo “L’infinito viaggiare”, prefigurando per noi un traguardo importante.
Ancora Magris qualche riga più tardi immortala quello che da sempre è lo spirito del mio, ma Silvia spero non si offenderà (la ragazza, sapete, è suscettibile) se dico “nostro”, andare a vedere seguendo le interrogative linee di confine tra Oriente e Occidente. Lui il viaggiare immersi, assorti, lo definisce viaggiare persuasi. Una descrizione che mi ha incuriosito:

«La persuasione: il possesso presente della propria vita, la capacità di vivere l’attimo, ogni attimo e non solo quelli eccezionali e privilegiati, senza sacrificarlo al futuro, senza annientarlo nei progetti e nei programmi, senza considerarlo semplicemente un momento da far passare presto per raggiungere qualcosa d’altro. Quando viaggiavo nei vasti paesi danubiani, avviandomi in una certa direzione sempre disponibile a digressioni, soste e deviazioni improvvise, vivevo persuaso, come davanti al mare; vivevo immerso nel presente, in quella sospensione del tempo che si verifica quando ci si abbandona al suo scorrere lieve e a ciò che reca la vita».

Mi piacciono queste righe perché dicono un paio di cose interessanti, condivisibili e utili ai prossimi giorni. Una sullo spazio e una sul tempo. La prima è l’elogio della deviazione; si tratta di un aspetto geografico, spaziale, quasi stradale. La seconda è una considerazione sul tempo: nel viaggio non c’è tempo perso. Delle due una: nel viaggio – e, a saperci fare, anche nella vita – non ci dovrebbero essere angoli che non siano per noi di qualche interesse.  Pause e attese sono deviazioni temporali che ugualmente a quelle della strada offrono occasione di fermarsi a guardare là dove mai ci saremmo immaginati.  Tutta qui è l’unicità e la fortuna dei prossimi giorni. Le voyage pour connaître ma géographie! disse qualcuno, un giorno,  a Parigi.


Come consuetudine prima di ogni partenza, permettetemi una specie di epigrafe che inauguri questa breve escursione invernale. L’affido a Hikmet, che proprio a Salonicco, dove siamo diretti, ha trascorso parte della sua vita.

Voglio tornare al mare!
Nello specchio azzurro delle acque
voglio riflettermi!
Voglio tornare al mare!
Navigano le navi verso orizzonti luminosi, navigano le navi!
La tristezza non gonfia le bianche vele tese!
Verrà il momento in cui potrò stare di sentinella
a bordo di una nave, anche per un sol giorno.
E poiché la morte è comunque fatale,
come un raggio di luce che tramonta nelle acque
nelle acque voglio spegnermi!
Voglio tornare al mare!
Voglio tornare al mare!

DSCN1019
E’ lunga e scalcinata, la strada che porta al mare.
(La foto è scattata a Ivanovo, nord della Bulgaria, estate 2012)

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