Tzatziki d’inverno – Meteore, qualche consiglio

Ci hanno detto di tutto, lungo la strada che ci ha condotti fin qui: le Meteore si possono visitare in auto, non si possono visitare a piedi, i sentieri ci sono, ma non sono segnalati, per percorrerli a piedi ci vogliono diversi giorni. Una cosa e’ certa: per essere una delle mete turistiche piu’ importanti del paese, le Meteore e i loro monasteri sono vittime di un’ottica di valorizzazione ormai un po’ vecchiotta: la proposta che ti fanno regolarmente, operatori e uffici del turismo (ivi compreso quello locale), e’ quella di visitare i monasteri arrivandoci con un’auto o con un tour organizzato in pullman. Metodi cretini due volte. La prima perche’ priva della maggior ricchezza che questa visita puo’ offrire: il contatto con un ambiente naturale pazzesco. La seconda perche’ incentivare la risalita di masse in quota uccide la magia solitaria dei monasteri, il loro senso; contraddice in termini la loro stessa posizione geografica che chiama altrove.

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Per quanto sopra, credo sia utile mettere chiarezza su alcuni argomenti secondo quanto sperimentato nei tre giorni di permanenza da queste parti.
Anzitutto, per visitare agevolmente la zona si puo’ fare base a Kalambakha o al successivo villaggio di Kastraki. Il primo offre numerose possibilita’ di alloggio e le stazioni capolinea di pullman e treni; ovviamente, specie in estate, e’ una piccola Hong Kong del turismo di massa. Kastraki che si raggiunge da Kalambakha a piedi in due chilometri, e’ un po’ piu’ genuino, meno turistico, e offre, oltre a qualche hotel, taverna e affittacamere, anche un campeggio ben posizionato, che d’estate puo’ essere una valida soluzione.
Secondo aspetto: se volete camminare, la rete di sentieri vi consentira’ di stare per meta’ del tempo fuori dalla strada. Attualmente all’ufficio del turismo non ne sanno granche’, dei sentieri (ma se per questo nemmeno degli orari degli autobus!), la brochure che vi appiopperanno per effettuare la visita automobilistica riporta in fondo una mappetta con indicati i tratti di sentieri esistenti e utilizzati: vi sara’ sufficiente, poiche’ la geografia del luogo, che da siti, stilizzazioni e guide, puo’ apparire complessa, sul campo si rivela piuttosto elementare e priva di ambiguita’. Non fatevi quindi affibbiare accompagnatori, guide o libretti a pagamento: non servono davvero.
I tempi di percorrenza: noi ce la siam presa con comodo, dato che siamo rimasti in zona per qualche giorno, ma credo che per persone abituate a semplici camminate da un paio d’ore in montagna la visita ai principali monasteri si possa effettuare – tranquillamente – in un giorno. Ovviamente, se avete tempo dalla vostra, potrete fare come noi e stendervi mezza giornata sul prato a contemplare le nuvole e il paesaggio. L’esperienza merita.
Un consiglio sull’itinerario? Partendo da Kastraki, che – se non amate il caos – suggerirei come base di soggiorno, prendete la strada rurale che unisce gli abitati di Kastraki e Kalambakha nella loro parte alta. Dopo un chilometro e mezzo percorso su una strada sterrata poco sopra i due paesini, arriverete ad una piccola chiesa bizantina. Dal piazzaletto della chiesa proseguite dritti davanti a voi, tenendovi alti al limitare della zona abitata. Li troverete l’attacco (segnalato da un grosso cartello marrone) di un sentiero in cemento che, a passo lento, in un’ora al massimo, vi portera’ in quota, al monastero della Santa Trinita’. Il sentiero sale in maniera suggestiva in una gola ampia formata da due grandi formazioni rocciose. Dal monastero si arriva tramite un acciotolato alla strada principale che collega tra loro tutti i monasteri: prendete a destra e, in 400 metri, raggiungete il monastero di Santo Stefano, dove termina la strada. Le vedute si fanno incantevoli, con un solo sguardo, da li, si riesce ad abbracciare gran parte della vallata e delle sue grandi rocce. Guardando ancora piu’ lontano, dietro le meteore e oltre la vallata dove sta Kalambakha, svetta la catena del Pindo, ben piu’ alta e, in questi giorni di gennaio, innevata.
Tornate per la strada e seguite le indicazioni per il Santuario della Grande Meteora, il piu’ noto e visitato: qui seguite la strada e le indicazioni stradali, non ci sono altrrnative. Sono un paio di chilometri di lievi su e giu’, la carreggiata e’ larga e molto panoramica, di questi tempi piacevole da percorrere. In estate bisognera’ fare i conti con la totale assenza di ombra e con molto piu’ traffico a motore. Lungo la via per arrivare al monastero della Grande Meteora, ne troverete altri: valutate le singole visite (il costo d’ingresso e’ di 2 o 3 euro per ciascuno), si rischia una certa ripetitivita’. Dal monastero della Grande Meteora poi discendete prendendo, appena fuori dall’uscita, il sentierino che scende nella boscaglia sulla destra. Dall’alto, i primi cento metri lasciano qualche dubbio di percorribilita’, ma poi migliora. Sbucherete dopo una decina di minuti sulla strada, fate 150 metri verso destra in discesa e troverete uno sterrato che si infila nel bosco a sinistra della carreggiata: seguendolo arriverete nell’abitato vecchio di Kastraki. Il giro, con qualche visita ai monasteri inclusa, si svolge agevolmente nel tempo di una giornata invernale, meglio con un paio di ore di luce in piu’, in altre e piu’ clementi stagioni.
Al di la’ di queste indicazioni e delle considerazioni turistiche, una nota spiacevole riguardo ai monasteri. In questi anni sono stati tutti rimessi a nuovo probabilmente grazie ai proventi delle visite turistiche massali, ma il grado di commercializzazione, in particolare dei due o tre siti piu’ importanti, a me ha fatto senso: vedere negozi di souvenir e bar che distribuiscono panini e bibite all’interno di spazi vocati a tutt’altro e’ stato per me – che, tra l’altro, non ero da quelle parti per motivi di fede – fastidioso, a tratti insopportabile. Ecco, restando nel campo dei riferimenti, auspico nel piu’ breve tempo “la cacciata dei mercanti dal tempio”, un ritorno all’integrita’ dei luoghi dello spirito e della natura. E, vi assicuro, non si tratta di frasi fatte, niente a che fare con inutile retorica, che non voglio e non mi sta nello zaino.

ps. questo post rigorosamemte tecnico lo dedico alla mia compagna di viaggio, Mattavelli Silvia, che mi scassa l’anima ogni volta che finisco nel romanzo ;-)

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