L’Uruguay approva il matrimonio gay

Ryszard Kapuściński – che per me resta grande maestro di geografia e giornalismo on the road – in una delle sue ultime interviste,  circa alla fine degli anni ’90, sottolineava come l’Europa, per rimanere un punto di riferimento e attrazione sullo scenario internazionale,  non avesse altra scelta che diventare polo di apertura culturale ed essere in prima linea nella battaglia per l’affermazione dei diritti umani e civili. Se ne può discutere, si tratta di un’opinione.
Oggi certo assistiamo a uno spettacolo molto diverso da quello auspicato dal vegliardo giornalista polacco; assistiamo alla (de)costruzione dell’Europa finanziaria. Nell’orizzonte che le élites europee ci disegnano davanti in questi mesi  la strada per il futuro si vede poco e male, l’affermazione di un certo ruolo culturale e delle conseguenti aperture ci pare una questione di poco conto o perlomeno secondaria.
Altri, con altri e più grandi problemi, ci passano davanti anche su quello che dovrebbe essere il nostro terreno ideale.

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