Sorti siberiane

In questo percorso di abilitazione che frequento quest’anno, dove rifaccio gli esami che ho fatto all’università, per poi poter insegnare la geografia che insegno da quattro anni, e che forse poi, siccome non ci sono ore, non insegnerò più, ecco, in questo percorso, mi fanno fare i compitini. Uno di questi compitini chiedeva di ragionare sulle conseguenze dell’ultima riforma. Così, se vi possono interessare la materia o la nostra sorte, ve la copio qui sotto.

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Ferrovia nei pressi di Dudinka – Siberia settentrionale

RIFLESSIONE SULLE CONSEGUENZE DELLA RIFORMA “GELMINI” E LE NUOVE LINEE GUIDA MINISTERIALI PER L’INSEGNAMENTO DELLA GEOGRAFIA

Dovendo riflettere sulle conseguenze dell’ultima riforma della scuola mi propongo di articolare il discorso su due piani: il primo, generale, inerente l’idea di scuola che è andata formandosi negli ultimi anni e il secondo utile a tratteggiare le sorti “siberiane” a cui pare venga indirizzata la nostra materia dopo la riforma che porta il nome del ministro Mariastella Gelmini.

Dal punto di vista generale e di contenuto non riesco ad aderire all’idea della riforma Gelmini come puro atto di bilancio: una ratifica di tagli a monte che configura una serie di cambiamenti a valle. Un’idea che ha trovato tra gli analisti un certo spazio. Trovo ingenuo assolvere in questo modo scelte di contenuto politico. Al contrario la riforma utilizza la retorica legata alle necessità di competere su scenari più ampi per sdoganare un’idea di scuola-impresa – che dovrebbe quindi essere più adatta ai tempi e alle esigenze del mercato del lavoro – che privilegia la formazione di tecnici specializzati rispetto a quella di cittadini, filosofia serpeggiante ereditata dalla precedente riforma Moratti che venne stilizzata a suo tempo mediante l’acronimo delle tre I: “inglese, informatica, impresa”. In quest’ottica la geografia è solo un impiccio da eliminare rapidamente; e il più facile (per via dell’esigua base di rappresentati e del deficit di rappresentanza ad alti livelli all’interno delle élites intellettuali del paese).
La formazione di una coscienza civica e di una competenza tecnica sono d’altra parte due legittimi obiettivi che la scuola si è posta e può porsi. Rispetto a queste due variabili, le compagini di governo degli ultimi anni, con una intensità diversa da prima, hanno affermato che la prima esigenza è più importante della seconda, che dobbiamo specializzare i nostri studenti in funzione del loro ruolo nel futuro mondo del lavoro. Implicitamente, a questa idea segue una nuova scala di valori che relega alcune questioni ad un ruolo secondario. Ad esempio, ci si dedica a materie di indirizzo a scapito di una formazione che sia anche in grado di garantire una cultura generale più ampia e lo sviluppo di una capacità critica complessiva. La geografia pare, ahinoi, un punto di osservazione “privilegiato” da cui osservare questo cambiamento: basti prendere in esame le linee guida del nuovo biennio che comprimono il vecchio programma di geografia economica eliminandone il portato analitico a favore di una trattazione giocoforza semplificata.

Il secondo livello di questa riflessione prevede di passare alla conta i numerosi fatti particolari che messi in fila compongono un vero e proprio atto di ostracismo nei confronti della materia.

DRASTICA RIDUZIONE DEL MONTE ORE DESTINATO ALLA MATERIA

Con un unico colpo di mano la riforma promossa dal ministro Gelmini elimina la geografia dagli istituti professionali e dagli istituti nautici, dai trienni degli istituti tecnici che ospitano i nuovi indirizzi (AFM, ec) afferenti alla vecchia ‘ragioneria’ (IGEA, ERICA, ec).
I contenuti, trattati nel primo biennio degli istituti tecnici ad indirizzo economico (bienni che rappresentano la sacca di ore maggiore a cui la materia può attingere), dovranno necessariamente essere svuotati degli aspetti analitici, che sono stati finora importanti per rendere organico il colloquio degli esami di stato negli istituti di tipo commerciale. La geografia economica in questi anni ha permesso di integrare cultura umanistica e scientifica in una prospettiva che poteva essere ben compresa da allievi del triennio. Questo è un obiettivo che i nuovi istituti tecnici tentano di conseguire affidandosi a rimodulazioni discutibili delle materie tradizionali: l’assenza della geografia verrà coperta dalla nuova organizzazione della storia come “geostoria”, attraverso l’introduzione di un orientamento geografico nella materia “cittadinanza e costituzione”, attraverso l’introduzione di “geopolitica” negli insegnamenti afferenti all’area di Diritto ed economia. Tutte queste interpretazioni, in ogni caso, non coinvolgeranno in nessun caso i docenti specialisti di geografia e assumeranno tagli di volta in volta piegati alla formazione dei colleghi (storica per quanto riguarda i temi legati alla geostoria e a cittadinanza e costituzione, economica per quanto riguarda geopolitica).

ATIPICITA’

Ad ulteriore detrimento della disciplina e delle sue specificità il Ministero affida un consistente numero di ore ai colleghi della classe di insegnamento A060: una vecchia questione che rende evidente lo scarso apprezzamento delle competenze specifiche necessarie per svolgere un insegnamento qualitativo della materia; si pensi solo all’intenso e necessario aggiornamento che la disciplina impone (imporrebbe). Dato che la nuova materia “geografia” del biennio degli istituti tecnici del settore economico comprende gli stessi contenuti che prima erano trattati nella materia “geografia economica” del triennio degli istituti tecnici commerciali era lecito attendersi minima coerenza da parte degli organi ministeriali e un affidamento della materia che fosse riservato ai docenti specialisti della classe A039. La circolare sugli organici 14 marzo 2011, invece, tratta la materia in condizioni di atipicità, permettendo ai docenti della classe A060 (scienze naturali, chimica, geografia e microbiologia) laureati in discipline scientifiche di cimentarsi nell’insegnamento di concetti di natura economica ed umanistica. La condizione di atipicità doveva essere transitoria, tuttavia anche per l’a.s. corrente il ministero ha confermato l’atipicità. Un enorme problema nascerà poi per il fatto che nel regime transitorio (vecchi trienni in uscita, nuovi bienni in ingresso) di aumento della disponibilità ci sono state circa 300 immissioni in ruolo nella classe A039 in tutta Italia (fonte: AIIG).

SOVRANNUMERARI
Questo scenario di atipicità sommato alla perdita totale delle ore negli istituti nautici e professionali delinea un quadro drammatico in cui molti colleghi già in ruolo perderanno cattedra. La prospettiva plausibile è che numerosi sovrannumerari si troveranno a dover sopperire alla sparizione della materia nei vecchi ordinamenti attraverso cattedre esterne costituite da spezzoni, ore di disponibilità e sedi distanti. Nessun provvedimento è stato progettato per sopperire alla perdita della titolarità della sede, niente per compensare queste regressioni di carriera.

LA GEOGRAFIA RIMANE, MA INSEGNATA DAGLI ALTRI…

A dimostrazione che la materia porta con sé conoscenze e competenze insostituibili basta una semplice analisi delle linee guida dei due nuovi bienni: vi si possono leggere dei tipici aspetti della geografia trattati, non si capisce con quale specializzazione, da docenti di altre classi di concorso.
Un primo esempio potrebbe essere quanto scritto nelle linee guida del primo biennio dell’insegnamento di ‘Storia’. Conoscenze come:

Strutture ambientali ed ecologiche, fattori ambientali e paesaggio umano

e l’intero obiettivo della storia che riportato di seguito:

collocare le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche in una dimensione storico-culturale ed etica, nella consapevolezza della storicità del sapere; analizzare criticamente il contributo apportato dalla scienza e dalla tecnologia allo sviluppo dei saperi e dei valori, al cambiamento delle condizioni di vita e dei modi di fruizione culturale; riconoscere l’interdipendenza tra fenomeni economici, sociali, istituzionali, culturali e la loro dimensione locale / globale; stabilire collegamenti tra le tradizioni culturali locali, nazionali ed internazionali sia in una prospettiva interculturale sia ai fini della mobilità di studio e di lavoro; essere consapevole del valore sociale della propria attività, partecipando attivamente alla vita civile e culturale a livello locale, nazionale e comunitario; valutare fatti ed orientare i propri comportamenti in base ad un sistema di valori coerenti con i principi della Costituzione e con le carte internazionali dei diritti umani; riconoscere gli aspetti geografici, ecologici, territoriali dell’ambiente naturale ed antropico, le connessioni con le strutture demografiche,economiche, sociali, culturali e le trasformazioni intervenute nel corso del tempo”.

Sono tipici aspetti che i docenti della classe A039 hanno tradizionalmente trattato come specialisti dell’argomento.
La stessa cosa si può dire delle linee guida della materia “storia” del secondo biennio, presentate come una “innovazione” della storia: si tratta di ‘geografia economica’ che passa agli storici sotto mentite spoglie. In questa nuova veste i docenti A039 perdono il diritto ad insegnarla e questo viene acquisito dai docenti della classe A050.

Anche nelle nuove materie ci sono interi programmi che hanno sostituito i contenuti della geografia economica sotto altre denominazioni. Nell’articolazione “relazioni internazionali per il marketing” dell’istituto tecnico del settore economico, i risultati di apprendimento della materia “economia aziendale e geo-politica” affidata esclusivamente alla classe di concorso A017 sembra un estratto dagli obiettivi di un tradizionale piano di lavoro di geografia economica del vecchio ordinamento e così pure quelli della materia “relazioni internazionali” sono straordinariamente collegate a concetti geografici, eppure la materia è stata assegnata alla classe di concorso A019.

Tirando le somme, al di là della battaglia, dal sapore quasi corporativo, circa la corretta ripartizione di insegnamenti per classi di competenza, quel che più appare urgente ridiscutere è la necessità di riaffermare a tutti i livelli il valore di una competenza squisitamente geografica nell’approccio ai molti temi posti in essere dalla contemporaneità, unicità che sola può dare adeguata profondità e vivacità all’insegnamento della materia e dei temi che le sono propri.

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Un pensiero su “Sorti siberiane

  1. Condivido in pieno le considerazion)i del collega!
    Insegno “Geografia economica” dal 1985 ed ho esperienze di lavoro che riguardano sia i professionali che i tecnici commerciali con notevole esperienza dell’IGEA.
    Ciò che mi lascia del tutto sconcertata è l’idea di dover insegnare a ragazzini di prima e seconda classe argomenti che richiedono,per essere veramente compresi nella loro complessità,conoscenze di base di economia,storia,diritto e competenze culturali che non appartengono certamente alla preparazione di alunni del biennio.Sono convinta che questi ragazzi non posseggano ancora quelle categorie di analisi e sintesi che sono indispensabili per apprendere una materia così ricca di sfaccettature e di interconnessioni tra varie discipline. Mi rendo conto che,ad un osservatore esterno,possa sembrare esagerata la mia considerazione perchè spesso viene confusa la disciplina della “geo economica” con la più semplice “geografia” di base delle scuole elementari. Per una vera comprensione del mondo in cui viviamo lo studio della “geo economica” è un fattore imprescindibile e, in un periodo della storia dell’Uomo in cui i mezzi di trasporto e di comunicazione sono così incredibilmente veloci, la conoscenza delle culture internazionali può dare quella visione complessiva che fa la differenza!
    Ad un convegno di Geografia a Rimini di alcuni anni fa una collega di lettere di liceo ha confessato di incontrare difficoltà ad insegnare la nostra materia ed ha riconosciuto che solo la nostra classe di concorso (A039) aveva le competenze necessarie. Peccato che in quel momento non c’era nessun ministro ad ascoltarla…….

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