Due note sui temi di maturità

Due rapidissime note a caldo.
La geografia che le riforme ministeriali una dopo l’altra mettono alla porta della Scuola, torna utile proprio quando si tratta di applicare le conoscenze apprese in classe ai temi di attualità, per dimostrare di essere “maturi”. Fantastico, no? Questa mattina io l’ho pensato, m’è venuto da dirlo: fantastico. Quando abbiamo stampato le tracce della prima prova scritta di maturità ho detto: fantastico, un riassunto del programma di geografia – Magris, l’incontro con l’Altro, il senso del viaggio, il concetto di confine e frontiera, le economie emergenti, il conflitto tra globalizzazione economica e politica statale – programma che dall’anno venturo nei trienni degli istituti tecnici d’Italia sparirà.

Ecco perché considero un po’ fuori scala le tracce dei temi di quest’oggi – le più complesse degli ultimi anni? –  perché per la maggior parte hanno mandato gli studenti allo sbando lungo strade poco o nulla esplorate dalla scuola: una analisi del testo su un grande autore, che però in classe non si tratta; un tema storico, quello sui BRICS, che solo chi ha fatto un triennio di geografia può argomentare opportunamente; una riflessione sul rapporto tra mercato e democrazia, anche in questo caso frequentato criticamente solo dalla geografia economica (quindi solo nelle ex-ragionerie); un tema non semplice sulla ricerca scientifica, altro argomento di per sé latitante nei programmi scolastici; un articolo sugli omicidi politici riguardante una parte del programma di storia spesso trascurata.

Messi insieme questi elementi si fa largo l’impressione – chi abita il mondo della scuola l’avverte di frequente – che, il Ministero, delle periferie non sappia nulla, non abbia reale idea di cosa si faccia a scuola e chi la frequenti, o semplicemente faccia le cose per approssimazione, con ampia sufficienza.
Niente di male: la maturità – se ha un senso – ha in sé il senso della sfida, anche quella necessaria per imparare ad affrontare la realtà. E la realtà è piena di burocrazia e uffici ministeriali.

A domani!

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