Diario atlantico y sentimental – Oviedo

Sono tanti i motivi che ci portano qui, a Oviedo, costa settentrionale delle Asturie, cielo pulito, smalto blu da Oceano Atlantico. Dopo le tante escursioni verso Oriente degli ultimi anni, son tante le ragioni che ci hanno spinto fin qui, pronti a camminare fino al capo di Finis Terrae: ultime scogliere su cui si spengono i tramonti d’Europa; in altre epoche – il toponimo suggerisce – il punto in cui si consideravano concluse le terre emerse.
Ci apprestiamo a percorrere uno dei tanti Cammini verso Santiago: un itinerario meno conosciuto, poco frequentato, che da queste parti chiamano Cammino interno del Nord, ma da noi é  conosciuto soprattutto come “Cammino Primitivo”. Il nome evoca strani scenari rupestri e, in altri termini, meno vaghi, si direbbe che non lascia presagire niente di buono. Qui al bar dicono che non incontreremo molti viandanti sul nostro percorso: le montagne asturiane pare rendano meno allettante mettersi in viaggio verso Santiago. Chioso laconicamente che avremo tempo sufficiente per valutare nei prossimi venti giorni, o quel che sarà.
Oviedo e Finis Terrae sono i primi due vertici di cui ci prenderemo cura in questo nostro diario atlantico, non gli unici. Sarà poi la volta di una discesa lungo il Portogallo, e nelle intenzioni – che in questo momento hanno forma di poco più che un circoletto a matita sulla carta – giungere a Faro, dove lo sguardo atlantico forse avvertirà vicinanze d’Africa e Mediterraneo.
I primi due vertici li collegheremo a piedi, seguendo riti di lontani pellegrini che ci hanno preceduto nei secoli. In Portogallo torneremo a modalità di spostamento miste: ovviamente su mezzi pubblici (o di fortuna?), di certo  e rigorosamente in seconda classe.

Ma ora siamo qui, ad osservare il via vai della rua central, ultimi segni di una civiltà urbana che poi abbandoneremo e non ritoveremo per giorni. Per giorni saranno sentieri, boschi, strade bianche,  aldeas e piccoli villaggi rurali, pollame, mucche al pascolo, essicatoi, brume, fontanili, ruscelli.
Sappiate – lo dico fin d’ora al lettore che avrà il buon cuore di seguirci – che non troverete nelle prossime pagine un diario del cammino, o almeno non come il senso comune intenderebbe. Qui entra in gioco il secondo aggettivo del titolo “atlantico y sentimental”. Dimenticate misure, dislivelli, distanze, suggerimenti pratici. Troverete ricordi, colpe e assoluzioni, intenti disattesi, passi falsi, orizzonti avvicinati, altri perduti, lasciati.
Se un cammino serve a qualcosa oggi, oltre che a ripulire i polmoni  e allenare il cuore, serve a misurare altre distanze, a disegnare altre geografie: piú riparate, interne, immergersi sottocoperta. Andare in cammino assume tanti valori ai nostri occhi ora: raccogliere le idee dentro di sé e ordinarle, annotare i conti in sospeso, scrutare con calma dentro il tempo dell’inutile, di ciò che si fa per piacere e non per guadagno. In questo senso, mettersi a camminare senza lacci, senza protezioni, senza prenotazioni, é come compiere una specie di gesto sovversivo. Mettere impegno per avere un letto la notte o un pasto, gestire fatica e altri fatti concreti, dimenticare velocemente la maggior parte dei problemi finti che affollano i giorni dell’ordinario, dell’abitudine, del lavoro alla catena. Dove vincono gli svelti, sostare un giorno intero all’ombra di un piccolo bar a guardare la gente che passa. Tra i presenzialisti, confondere le tracce. Tra chi scappa dall’afa spendendosi stipendi nell’aria condizionata degli ipermercati, sedersi al tavolo e pensare. Sì, lasciar perdere con carriere, titoli, benefit e stronzate varie e tornare a pensare davvero, pensare bene, pensare a come si pensa; una cosa che non sembra, ma serve; tornare a volersi bene davvero, e ascoltarsi, ascoltare, esprimersi. Diventare un po’ avidi sì, ma questa volta di paesaggi, di buoni momenti, di bei volti, di discorsi alti, bellissimi e dimenicati. Smetterla di essere piccoli e meschini per tornare a onorare il proprio essere viandanti rispettosi del sentiero. La propria bella dignità, il piacere di tornare a certi riti, al gesto fatto bene; e solo per il piacere di farlo. La sostanza e la forma, ma col cuore.
Tornare a fare i conti con le cose che contano, Signori, qui, il programma è questo. Se vorrete seguirci, buon cammino a voi, a ritroso  tra i vostri passi già percorsi.

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2 pensieri su “Diario atlantico y sentimental – Oviedo

  1. ciao, Alfio! E’ strano ma bello, scriverti sapendoti lontano nello spazio, ma vicinissimo ai miei pensieri in cui il “viaggiare” spesso non ha alcunché di spaziale: non avendo il tuo ardire da varo viaggiatore, mi limito ai viaggi del pensiero… Vedo però con piacere che le tue parole sono come un’oasi in cui mi fermo spesso anch’io. Il senso del viaggiare per non ripetere mai nulla di quello che è stato prima per regalare alla mente sempre nuovi stimoli per farle capire che è ancora attiva in un mondo in cui “lei” rischia l’inattività e, ancor peggio, la rassegnazione motivata e convinta. Fai buon viaggio, caro Alfio.
    Manu

  2. Bello il “primitivo”, come noi diciamo…
    Ne ho avuto un piccolissimo assaggio lo scorso anno, lungo le vallate intorno a Valdediós.
    Soprattutto ne ho sentito parlare dei miei compagni di Camino da Villaviciosa a Oviedo. E, ancora di più, ho sentito l’entusiasmo nell’albergue dagli Amiogos del Camino a Pola de Siero.
    Solo un consiglio: per andare a FInisterre, passa da Muxia…

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