Diario atlantico y sentimental – Cartoline

Ormai le giornate si fanno più corte e l’aria non si scalda abbastanza, non parla più di mare, né d’estate. I pomodori non arrossiscono, le zucchine non mettono più fiore e le loro larghe foglie seccano a terra. La sera il sole va giù, si acquatta tra il verde e l’umido dei campi di mais. Il viaggiatore osserva in silenzio, in silenzio ascolta il volo degli uccelli, il latrato dei cani che si alza infondo alla campagna. E nel cielo all’imbrunire già brilla Venere, nel suo riflesso verde.

Posata la penna, il viaggiatore riapre il libro dell’estate e torna sulle frasi segnate a matita o in quelle tra cui aveva lasciato segnalibri di fortuna, una cartolina, una spiga seccata, un biglietto ferroviario. Ha come la sensazione che il viaggio quest’anno abbia avuto un ritorno morbido, qualcosa che pareva sfumare lentamente e oggi lentamente riprende a vivere in immagini che attraversano o rimangono sospese, vivide. Di quelle immagini e di quelle pagine il viaggiatore vorrebbe farvi dono, perché, anche in voi, non abbia a finire quello stesso, lieve, nostalgico, ma infondo rasserenante, sentimento d’estate.

Quella che cade dal libro stasera è una fotografia semplice: passi antichi  che si allontanano da un piccolo abitato rurale della Galizia; le parole a commento potrebbero apparirvi persino stonate, non appropriate, un di più, ma il viaggiatore ha incontrato lì, proprio lì, qualcosa che dentro ha risuonato in quello stesso modo.

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«Immediatamente dopo, un’insegna gli indica la deviazione per Baleizão. E’ un paese privo di arti illustri, ma il viaggiatore mormora: “Ah, Baleizão, Baleizão”, e imbocca la strada. Non si fermerà nel paese, non parlerà con nessuno. Si limita a passare, se qualcuno lo vedrà dirà: “Guarda, un turista”. Ma non sa quanto si sbaglia. Il viaggiatore respira profondamente l’aria di Baleizão, procede tra due file di case, coglie di passaggio il volto di un uomo, il volto di una donna, e quando esce al di là del paese, se anche sul suo volto non si vede alcun segno di trasfigurazione è perché un uomo, quando deve farlo, sa nascondere molto bene.»

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