Cose turche – Pamukkale, con l’accento sulla e

Si legge, come ogni nome turco, con un lieve accento sull’ultima vocale, Pamukkale. Una montagna bianca, levigata da acque calde e calcaree, che purificano la pelle e puliscono i pensieri. Vasche bianche di travertino e acque azzurre nel riflesso di un cielo blu giapponese. L’illusione dei ghiacci a bassa quota: una collina bianca in mezzo a una pianura disidratata, Asia centrale, steppa. Sullo sfondo, lontane, una prima catena di montagne basse e brulle, una seconda  di cime alte e nere.

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Dopo una notte in ghiacciaia, ci alziamo e di buon ora ci dirigiamo lungo lo sterrato che lascia a nord il caseggiato – una moschea, qualche  albergo, molti comignoli fumanti. In breve raggiungiamo l’ingresso (basso) alle terme naturali. Sfiliamo lo sguardo di uno sbirro che,  manganello e radiolina, in tenuta anti-sommossa, controlla gli ingressi.

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Dopo una notte passata nella nostra stanza senza riscaldamento, l’idea di levarsi le scarpe e mettere le zampe in acqua, alle 9 di un mattino d’inverno, non è tra le più naturali. Ma qui si deve. Si deve e si fa, per non rovinare il candore immacolato della collina, che già deve sopportare l’accesso quotidiano di centinaia di turisti, anche durante l’inverno.

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Superato il primo impatto con l’acqua fredda risaliamo il dorso bianco e finemente rugoso della collina. La sua estrema bianchezza, le acque fredde, i pochi visitatori sulla via consentono suggestioni artiche. Più si sale verso le sorgenti, più l’acqua si intiepidisce e le visuali attorno si aprono, creando bei contrasti.

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Arrivati in cima, la folla dei visitatori è ormai grossa e un fiume di giappo-coreani si prepara ad inondare la falsa pista da sci.
Noi come brutte sirene ci asciughiamo al sole sulle panche di legno poste all’ingresso alto del parco. Da lì si gode una vista a 360 gradi sull’intorno.

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Proseguendo, con lo stesso modico biglietto d’accesso, ci si può tuffare nelle vecchie piscine  romane, in un bel paesaggio kitsch, tra colonne e ruderi che affiorano dall’acqua, o proseguire la camminata fino alle panoramiche rovine di Hierapolis, con una mezzoretta di salita ancora da mettere in conto.

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Un po’ banalmente, ma con grande sincerità d’animo e una certa invidia, ogni volta che sono in questi luoghi penso al fatto che gli antichi, quanto a localizzazione dei loro insediamenti abitativi, ci sapessero davvero fare.

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