Cose turche – Overbooking

I giorni di Istanbul volano via veloci sotto i piedi dei viaggiatori. L’immersione urbana, lo spazio del sacro, lo spazio del commercio, i ristoranti e i divertimenti sopra il Ponte di Galata. Poi una fuga alle Adalar, le isole, come semplicemente le chiamano qui, al largo, lontano dalla città, che si scorge nelle brume del mare al mattino e riflette la luce del sole, da lontano, nel pomeriggio. Per un giorno, solo case di legno in stile vittoriano, strade senza auto, gente che gira a cavallo, pescatori, pinete e spiagge in mezzo al Mar di Marmara. Le apprezziamo e loro ci ricordano, se ce ne fosse bisogno, la nostra natura di viaggiatori essenzialmente anti-urbani.
Ancora: i quartieri nuovi e la navigazione in barca del Corno d’Oro, lassù in alto, fino a Eyup. Istanbul che perde i confini della città e diventa un’idea, osservata da diversi punti di vista.


31

E’ ormai l’ultimo giorno e domani si rientra a scuola. Il pensiero – per dirla in modo sobrio e composto – mi disorienta.
Lasciamo piazza Taksim dopo aver concluso la collezione dei prodotti che ci hanno fatto compagnia in questo viaggio. Un piccolo rito che riproponiamo sempre. Salutiamo i venditori di té, le spremute di melograno, i cerchi di pane e sesamo, le gigantografie di Ataturk, le bandiere nazionali che hanno sventolato in ogni angolo visitato; salutiamo la torta di noci, le mezedes, le baglama suonate a bordo strada.

25
Nelle laterali di Istikal Caddesi e in piazza Taksim si accumulano squadre nere in tenuta anti-sommossa: manganelli, maschere a gas, e tutto il corollario. Brutta sensazione. Non si vede ombra di agitazione nel placido struscio dei consumatori, ma forse, chissà, una soffiata, forse si attende qualcosa. Noi tiriamo dritti, raduniamo armi e bagagli e ci prepariamo a salutare.

Decidiamo che l’ultimo atto deve essere coerente con il resto del viaggio e al giallastro concierge, che ci suggerisce di prendere il taxi, diciamo che no, che preferiamo usare i mezzi pubblici. Fedeli alla linea. La scelta si rivela interessante e faticosa: la nostra ambizione di risalire tre linee del trasporto urbano con i nostri zainoni ricolmi, deve fare i conti con la grande quantità di persone che affollano Istanbul la domenica sera. Viaggiamo come sardine in scatola.
Arrivati (affannati) all’aeroporto decidiamo, in un impeto di modernità, di effettuare il check-in alle macchinette automatiche. Silvia prende posto e stampa il suo biglietto, io, giunto al momento cruciale, non trovo più sedili liberi sulla schermata e non posso procedere alla selezione. Ed ecco sorgere il fantasma dell’overbooking a tradimento. Dopo quindici giorni con il Fato dalla nostra, chiediamo un ultimo piccolo sforzo a Santo Nicola – protettore dei marinai e delle tempeste – e ci avventiamo speranzosi verso il bancone della Turkish Airlines. Al bancone un tizio pelato e con degli occhiali da architetto, controllata la nostra prenotazione, inizia ad aggrottare la fronte e ad agitarsi, ma senza dare risposte, balbettando qualcosa in turco. L’overbooking è ormai quasi certezza. Ora ce la giocheremo ai dadi.
L’architetto ci lascia al banco e scappa via. Torna cinque minuti dopo, trafelato, a recuperarci e ci porta in un ufficio laterale, nel quale una famiglia di italiani sta già litigando con le inservienti (tra l’altro, mediante un inglese imbarazzante dove “just” è utilizzato come “già” e altre chicche). Ci sono circa cinque minuti di panico dove il nostro uomo pelato spinge il suo cavallo: “Sironi, Sironi, inserisci Sironi: loro sono solo in due, quelli sono in quattro, ci si liberano due posti e possiamo imbarcare i genitori con la bambina, che non hanno potuto partire questa mattina da Izmir”. O almeno, questa è la ricostruzione di un dialogo completamente in turco che abbiamo attentamente decifrato a partire dagli elementi emersi da un’inchiesta svolta origliando altri discorsi successivamente, in fila, al gate. Sironi ce la fa, è il cavallo buono: il nostro architetto ci sorride compiaciuto della sua performance persuasiva e ci dice che è il nostro giorno fortunato. Rimanere lì e partire il giorno dopo, con la Turkish, comunque non sarebbe stato propriamente un colpo basso. Ai signori che rimangono a terra, vengono offerti in sequenza cronologica: cena, pernottamento, viaggi da e per l’aeroporto, il primo volo del mattino successivo e un bonus da spendere in biglietti aerei di qualche centinaia di euro.
Di nuovo in fila al bancone, finalmente ci liberiamo dei nostri zaini da quindici chili e tagliamo il traguardo di un viaggio a un ritmo davvero molto rock. Sensazione di vuoto in testa, spalle che si sciolgono, la tensione dell’overbooking che sfuma, e il bestione di metallo che si alza in volo sopra le luci di Istanbul. Il nostro tour della Turchia occidentale si chiude con queste sensazioni in corpo.

***

Cenere, ambra e smeraldo si mischiano nel tramonto sopra il Bosforo. Il sole è l’occhio del vortice e nella sera raduna a sé tutti gli occhi e tutti i pensieri. Ferma il fotografo che cerca l’immagine perfetta, ferma gli amanti che si compiacciono dei suoi riflessi rossi, ferma i pescatori sul ponte e li invita ad accendersi una sigaretta prima di tornare a casa. Sotto quella luce, le acque mai ferme del mare di Istanbul e il rumore della città.

34

Davanti a questi tramonti sentiamo qualcosa che viene da molto lontano e ci fermiamo a guardare. C’è un momento nella giornata in cui le cose ci sembra fluiscano, i pezzi del puzzle tornino a combinarsi. Succede sempre in quella luce lì. Ogni giorno è uguale e ogni giorno ci fermiamo e guardiamo.
Sulla barca che percorre il Corno d’oro, sotto quella luce, penso alla ciclicità del tramonto, alla sua ripetitività e ricordo una vecchia frase letta in un libro di Milan Kundera, in quella frase il mio buon vecchio romanziere sosteneva che la felicità possibile per l’uomo risieda nella possibilità di ripetere.
Forse questa regola vale anche per i luoghi. Torneremo a vedere d’estate quel che abbiamo visto in inverno.

Annunci

Un pensiero su “Cose turche – Overbooking

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...