Se non so dire

Ho letto questo articolo e  ho pensato un po’. Di quelle frasi tipo “nessuno più mi amerà” il web dei ragazzini è pieno e non mi sembra il caso di iniziare a monitorare ogni sbalzo umorale o ormonale del giovane popolo. E anche di insulti e di pornografia è pieno il web dei giovanissimi. Di queste cose siamo pieni, ma pochi sono i casi che raggiungono epiloghi come quello raccontato nell’articolo. Un problema però c’è  e si manifesta in modo latente, ma non meno insidioso: è il problema dell’analfabetismo emotivo.

Quando mi capita di chiacchierare un po’ con i miei studenti delle classi prime o seconde resto sempre stupefatto da un aspetto: spesso non sanno dire niente di loro. Se tu chiedi di loro – cosa vogliono, come si sentono, quali pregi o difetti si riconoscano – niente, non sanno che pesci pigliare. Restano lì a mezz’aria come se non sapessero riconoscere e descrivere le proprie emozioni e quindi nemmeno  elaborarle in sentimenti.

Si tratta di un fatto molto diffuso e questo mi invita a pensare che sia un analfabetismo non di origine psicologica, ma culturale: agli alunni, ai figli, non diamo più strumenti buoni  per seguire una via di formazione. Legittimando sempre e solo   logiche utilitaristiche e spogliando  l’orizzonte di senso da tutto il resto, abbiamo rinunciato ad occuparci dell’educazione sentimentale delle nuove leve.

La nuova generazione cresce senza strumenti di navigazione sentimentale nel mare più difficile: la stagione è incerta, senza punti di riferimento ordinati, senza un orizzonte condiviso e senza più senso del progresso (cioè che domani sarà meglio di oggi), con famiglie disgregate dal punto di vista relazionale e, più spesso che in passato, alle prese con difficoltà materiali. Se paragono il periodo in cui sono cresciuto e mi sono “formato” io e quello che attraversano loro oggi c’è da meravigliarsi che siano tutti in piedi.


Cosa fare? Le cose sono molte e complesse, ma alcune semplici e persino intuitive. Vanno riprese.  Ecco un decalogo (semiserio) di cose che  vanno fatte con gli adolescenti:

1 – Provare a parlarci.

2 – Non alimentare la formazione di barriere mentali. Così può sembrare fumosa, ma vi faccio un esempio chiarificatore: evitate di commentare compiaciuti l’affondamento di un barcone di migranti mentre siete a tavola davanti al telegiornale con i vostri figli. Siete genitori, avete un ruolo educativo, non siete al bar. Che società pensate di poter migliorare disconoscendo il valore di un altro uomo che nulla ha fatto per meritarsi la vostra disapprovazione? E, se posso, vi consiglierei di spegnere anche la televisione: è triste mangiare con la tv accesa.

3 – Ascoltarli, quindi.

4 – Non invitarli a studiare solo per trovare un lavoro. Si studia per diventare persone migliori, in primis, cittadini più attenti, in secondo luogo, e certamente, infine, per essere lavoratori competenti. Ridurre lo studio a una raccolta punti per un posto di lavoro riduce la vita a un concorso a premi, uccide tutto ciò che non è funzionale a quel meccanismo. Non vi lamentate se poi i vostri figli vi lasceranno invecchiare tristi e soli: anche voi a quel punto della vostra vita non sarete più funzionali al meccanismo.

5 – Non spingerli  a diffidare sempre del prossimo loro. Questo paese vive male perché abitato da persone che credono sempre che l’altro sia come loro: un farabutto pronto a fregarli. E al proposito, vi prego, smettetela di dirgli che Briatore è un esempio da seguire.

6 – Non fargli leggere i post di Raffaella Fico. La società per esistere deve darsi delle regole, alcune sono prioritarie.

7 – Preservarli dalla musica di merda. O in alternativa, ma di questi tempi è molto più difficile, insegnargli il gusto per le cose fatte bene.

8 – Non educarli a respingere ciò che è diverso come un male in sé. Esempio: smettetela di proteggere la vostra ignoranza e le vostre fragilità accusando le coppie gay di non poter essere buone famiglie. Guardate in che mondo ci hanno cacciato gli etero. Allo stesso modo non abbiate brama di conservare la vostra terra dall’invasione dei migranti. Se siete certi del valore vostro e della vostra comunità, in teoria, dovreste solo aver piacere a mostrarlo a un terzo in arrivo. Ah, e poi leggetevi un po’ di statistiche: non c’è nessuna invasione. Proviamo strade alternative.

9 – Fargli presente che le ragazze hanno una sensibilità anche se passano  il giorno in superficie a farsi  selfie e taggarsi nelle foto profilo di facebook. Se l’alternativa è guardare la tv o andare in gita al centro commerciale le ragazze hanno ragione.

10 – Obbligarli a fare qualsiasi cosa (lavori pratici,  attività all’aria aperta, musica..) purché in assenza di uno schermo.

Con qualche piccolo accorgimento, se ci va bene, potremmo ancora farcela…

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