La questione del perché farlo

la fine dell educazione

«C’è in realtà un luogo nel quale l’educazione è tutt’altro che finita, tutt’altro che fallita, ed è il mondo aziendale. Accoccolata comodamente nello spazio che l’ultima frontiera del capitalismo le concede, l’educazione continua a vivere: si è trasformata in “formazione” per non dare nell’occhio e per non scandalizzare con gli ultimi residui di trascendenza che il termine “educazione” si porta dietro, ma sopravvive, e in modo assai florido, laddove rinuncia per principio a discutere l’esistente, a porsi domande di senso a proposito dell’assetto socioeconomico nel quale ci troviamo a vivere. Purché spacci per destino immutabile, per sfondo indiscutibile dei suoi discorsi l’attuale situazione sociale, l’attuale capitalismo globalizzato; purché riduca il suo discorso a tecnica del “che fare?” che non pone mai la questione del “perché farlo” o, perlomeno, del “perché farlo così”; purché, insomma, si vanifichi in quanto discorso filosofico e comunque trascendente rispetto all’esistente, all’educazione non è negato un posto al banchetto del capitale trionfante.»

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