Distrazioni e distanze di ieri e di oggi

«Gli alunni sono sovente distratti, non si interessano alle lezioni che preparo scrupolosamente, “dimenticano” di fare firmare ai genitori le osservazioni sul comportamento, “dimenticano” persino di acquistare i quaderni. In compenso tengono in classe una disciplina passiva che mi sgomenta: fermi come statue, coi cervelli inerti, spesso non restituiscono nemmeno il sorriso. Forse hanno paura di me, perché quando voglio conversare con loro nei momenti di ricreazione, esaurite le notiziole superficiali, si chiudono in un gelido silenzio che non riesco a rompere. Indubbiamente per questi ragazzi la scuola è sacrificio; il loro comportamento passivo lo dimostra. Ma qual è la causa? È facile attribuirla alla scarsa volontà e al carattere dei ragazzi; e se fosse altrove, ad esempio nell’organizzazione della scuola stessa?»

Mario Lodi se n’è andato oggi. E queste sono sue parole, del 1951. Credo che molti miei colleghi le sentano attuali, ci si ritrovino, ci ritrovino i loro vissuti quotidiani dentro una classe. Io ogni tanto questa sensazione la incontro, soprattutto in settembre, poi faccio di tutto per rompere il muro di “gelido silenzio” e iniziare una relazione.
Son parole, ad ogni modo, che ci danno da pensare.
(Qui un’intervista a Lodi)

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