L’importanza di queste elezioni europee

«Oggi a circa un secolo dallo scoppio della prima guerra mondiale, più di 300 milioni di Europei voteranno per eleggere, indirettamente, il Presidente della Commissione europea. Uno dei più grandi esercizi democratici di sempre. Per la prima volta, in tempo di Pace, i cittadini europei eleggeranno democraticamente il proprio leader politico. Tutti insieme voteranno per schieramenti politici trasversali che vanno non solo oltre i singoli stati, ma anche oltre i confini che hanno visto morire decine di milioni di persone in due guerre mondiali. La mia generazione ha conosciuto gli ultimi reduci dei campi di sterminio, secondo alcuni la nuova Europa è nata lì, dove persone provenienti da ogni paese d’Europa si aiutavano a vicenda per sopravvivere e resistere al disegno autoritario dei totalitarismi europei, fondato anche su discriminazioni razziali. Ma la mia generazione ha visto anche cadere i muri che dividevano l’Europa, milioni di persone acquisire i diritti civili e politici senza che venisse usata violenza. Gli stati moderni sono nati in Europa, così come gli autoritarismi, le dittature, lo sterminio di massa su basi razziali e ideologiche e le moderne guerre mondiali. Oggi in Europa è nata una nuova democrazia, pronta a fare un ulteriore passo in avanti. Certo è imperfetta, come tutti i processi di democratizzazione necessita di miglioramenti e può attraversare fasi alterne. Ma, oggi la scelta è fra chi vuole migliorare l’Europa e chi vuole far rivivere le conflittualità che faticosamente abbiamo consegnato al passato. Fra chi vuole costruire una Europa migliore indicando chiaramente un candidato Presidente e un programma, e chi vi chiede un voto per una rivincita di politica interna, non sapendo guardare all’Europa se non in stile neo nazionalistico e populistico. Oggi votiamo per unire l’Europa. Votiamo per consolidare la democrazia europea. Votiamo per superare le difficoltà. Votiamo per superare i confini. Votiamo ricordandoci le parole di Monnet: “Noi non coalizziamo stati, ma uniamo uomini”.»

Questa è una nota di Lorenzo Adorni che sottoscrivo volentieri. Coglie un aspetto fondamentale: nei periodi di crisi, di crollo delle certezze, di vuoto di potere (o in cui il potere si nasconde in alcune occulte forme dell’economia), in cui si faticano a riconoscere un centro e un disegno, hanno la meglio gli estremismi, i localismi, le soluzioni impossibili spacciate per semplici. Chi vuole l’Europa divisa per tenersi la sua sovranità nazionale e la sua moneta tiene a far diventare insignificante il proprio paese. L’Europa che non ci piace è esattamente l’Europa degli egoismi nazionali, delle divisioni: stati che litigano lasciando gioco facile al comandante e alle sue armi (FMI, NATO, e via discorrendo). Non so se sia possibile creare un progetto diverso, ma mi pare necessario tentarci.

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