Il patrimonio ci fa uguali

2014-06-05 08.23.43

Ieri sera sono stato a Lecco ad ascoltare Tomaso Montanari presentare il suo libro ‘Le Pietre e il Popolo’. Dopo le elezioni, all’inizio di un nuovo impegno personale in Comune, mentre lo ascoltavo, ho pensato che il suo libro sarebbe  ottimo dono per chiunque stia intraprendendo un percorso che porti ad assumersi responsabilità nella gestione del patrimonio comune: il territorio, l’ambiente, il paesaggio, le opere che con essi si relazionano. Una specie di vaccinazione molto utile per non perdere la bussola, il senso di quel che si sta facendo, di che cosa si ha per le mani quando si fa politica (a tutti i livelli).
Le sue riflessioni di ieri  andrebbero riportate per intero e ancora non basterebbero ad esaurire la quantità di temi interessanti. Per ragioni di tempo qui riporto solo uno dei, davvero molti, passaggi illuminanti:

«Il paesaggio e il patrimonio sono luoghi di cittadinanza, dove ci si incontra come pari, come cittadini. La tutela del patrimonio non avviene “perché sì“. Gli storici dell’arte hanno sbagliato spesso dicendo “tuteliamo perché sì deve” dobbiamo spiegare i motivi per cui tuteliamo. Tuteliamo perché questo patrimonio è strumento di costruzione della nostra comunità civile attraverso l’uguaglianza, in un momento in cui la disuguaglianza è il grande problema del mondo. Meno dell’1% possiede i beni del restante 99 e questo disequilibrio non potrà durare molto. Il paesaggio e il patrimonio ci accomunano tutti, sono la nostra grande casa, in particolare vale per noi italiani. Per questo affittare la basilica di Santa Maria Novella, dove ci sono Giotto e Masaccio, chiuderla ai cittadini fiorentini, e darla alla Morgan Stanley, una banca d’affari che governa ogni anno 3000 miliardi di euro, per 20.000 euro è un errore gravissimo. Vuol dire svendere, anche simbolicamente, a poco prezzo un patrimonio pubblico mettendolo al servizio della grande finanza che provoca, che crea, disuguaglianza. Significa pervertire il senso costituzionale del patrimonio. Prendere Ponte Vecchio – un ponte sopravvissuto alla guerra a caro prezzo, perché per salvare Ponte Vecchio sono stati fatti saltare tutti gli altri ponti di Firenze e la Firenze medievale –  chiuderlo alle due estremità e farci fare una cena a Montezemolo e alla Ferrari è un errore – l’ha fatto Renzi, ottenendone  spiccioli per il patrimonio – un errore che non fa male alle pietre di Ponte Vecchio, per le quali non cambia molto, fa male alla funzione civile, al progetto costituzionale che c’è sul Ponte Vecchio: prendiamo un potente mezzo di inclusione e lo trasformiamo in quello che tutti i giornali, il giorno seguente,  consacrarono con grande compiacimento come “un luogo esclusivo”, una cena esclusiva. Ma il patrimonio serve a includere non a escludere, quando Montanelli diceva: “non tutto si può misurare col metro del denaro” voleva dire che ci sono cose che devono resistere alla mercificazione globale, che è la cifra del nostro tempo, perché se le mercifichiamo non servono più al loro scopo originale che è quello di farci tutti uguali e quindi più liberi».

Un ringraziamento a Qui Lecco Libera, gruppo che ormai da qualche anno rende possibili dialoghi di questo livello in territorio lecchese.

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