La morte a Venezia

venezia

Dopo dieci secoli di manutenzione accurata della laguna a cura della Serenissima negli ultimi decenni la città di Venezia ha scelto di prostrarsi a un turismo internazionale di massa mordi e fuggi di bassa qualità, alterando intenzionalmente gli equilibri della natura, approfondendo i canali di ingresso e facendo, ad esempio, della bocca di Malamocco uno dei punti più profondi dell’intero mare Adriatico.

Diceva Montanari qualche sera fa: la scelta è simile a quella di un cardiopatico a cui il medico dice di non preoccuparsi, di stare pure seduto, mangiare quanto vuole, bere e fumare a piacimento, ché poi alla fine con una bella angioplastica si mette tutto a posto.
Se poi si scoprisse che lo stesso medico che dà questi consigli sarà il chirurgo che deve operare in una clinica privata, ecco, si comprende perfettamente il caso di Venezia e del Mose.

Il risultato è che oggi la città muore, si spopola. 58.000 residenti, meno dei turisti che la visitano quotidianamente, quando ne aveva 150.000 dopo la guerra. Qualcosa vorrà pur dire.

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