La Cina in seconda classe – Biglietti cinesi

Che Shanghai abbia il primato mondiale per quantità di popolazione potrà certamente esservi più chiaro dopo che vi sarete calati nel suo efficentissimo sistema di metropolitane verso l’ora di punta. Il fiume giallo va e voi ci siete in mezzo, dovesse cogliervi un improvviso malore – e mi verrebbe da dire, niente di strano lì in mezzo – rimarreste in piedi per densità di popolazione.

Prima dell’arrivo del convoglio ci si dispone in coda, allineati in fila indiana in attesa dei treni, saranno degli omini in divisa a irregimentarvi se non siete solerti nel farlo da voi; questi piccoli ufficiali dotati di microfono e paletta, regolano gli spazi, i flussi in entrata e uscita dai vagoni e decidono fino a che punto sia corretto lasciarvi comprimere come sardine all’interno del convoglio. Appena le porte si chiudono alle vostre spalle un’aroma asiatico, tipo salsa di soia, vi avvolgerà.

Oggi Shanghai ci offre la sua faccia monsonica, grigia e caldissima, l’umidità a livelli che Lodi dopo vi sembrerebbe il Texas. Giriamo tutto il pomeriggio per viette di cui non sappiamo leggere i nomi, alla disperata ricerca di indicazioni che anche qui, nella super metropoli, solo difficilmente riceveremo in inglese. Stiamo cercando un ufficio per la prenotazione dei biglietti ferroviari.

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Acquistare biglietti è straordinariamente complesso in Cina: agli sportelli delle stazioni (decine e decine: spesso le biglietterie sono enormi edifici separati che sorgono al fianco delle stazioni) ci sono sempre lunghe code. Lo straniero può rivolgersi solo a certi sportelli – e non che questi parlino inglese – e sono tutti, indistintamente, indispettiti. Lo sono con noi, con gli autoctoni, con chiunque. Questa situazione ha favorito il proliferare di privati che con una piccola commissione perfezionano l’acquisto al vostro posto. Noi cerchiamo uno di questi piccoli uffici, perso nel dedalo delle vie della Shanghai meno patinata, quella degli sciuscià, dei cercatori di rottami, dei pescivendoli da marciapiede, del traffico disordinato di uomini, bici, auto, cani e motorini. Un microcosmo quasi intatto alle spalle della città dei grattacieli.

Con la pioggia monsonica a benedire la nostra ricerca, i nostri sandali nelle pozzanghere, i piedi neri, tutto si fa più scivoloso e il formicaio più caotico. Entriamo all’ennesimo tentativo in un vecchio ristorantino per chiedere lumi. All’ingresso nella penombra del pomeriggio monsonico, sopra un bancone nero è in atto una animata discussione tra il proprietario e due avventori. All’inizio ci guardano con curiosità – due occidentali fradici qui alle cinque del pomeriggio? – poi noi timidamente ci facciamo avanti, buchiamo la penombra, facciamo vedere il bigliettino con le parole in cinese (tratte dalla guida) e attendiamo una reazione. I tre blaterano e ridono sguaiatamente tra loro – la situazione li diverte! – pochi istanti e la conversazione coinvolge con grande fervore anche noi. Ci recapitano intere frasi ridendo e facendo gesti che noi non capiamo, ma che ci fanno sentire ‘tra amici’.

Il vecchietto prende un foglio, disegna a matita una mappa, scrive cose in cinese, poi con fare molto pragmatico e didattico prende un ombrello e ci accompagna all’angolo della strada sotto la pioggia. Lì completa la mappa con una spiegazione a gesti e poi saluta con piccoli inchini, ride e ci dice di tenere pure l’ombrello. Tenete, tenete!

La mappa si rivela solo in parte giusta e, per arrivare all’ufficio, ci dobbiamo affidare all’interpretazione delle indicazioni da parte di passanti trovati per strada. Dopo un po’ di passaggi a vuoto, ci arriviamo scortati da un impiegato di passaggio, ma l’ufficio ha chiuso da cinque minuti. Mannaggia, che fatica la Cina, vien da pensare. Ma è un attimo.

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La sera proviamo a organizzarci autonomamente, mobilitandoci con internet. Anche qui l’Impero di Mezzo rivela qualche aspetto problematico: il regime censura google, facebook, altre piattaforme di informazione e canali di comunicazione con l’esterno. Ad esempio, anche questo blog è bloccato, in Cina. Ho trovato un modo per aggirare il problema mediante la pubblicazione automatica via mail. Così, ammesso che vi interessi. Senza google, senza le sue preziose mappe, muoversi in un paese straniero e senza riferimenti linguistici pone diversi problemi.

Ma ce la faremo.

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