Bertinotti e i liberali

Al di là dei sottotitoli fuorvianti del video e di un giudizio che riguardi la figura di Bertinotti e la sua storia, restando al piano del puro ragionamento, mi sorprende che un uomo di raffinata intellettualità incappi in un paio di errori così grossolani. Nella sua comparazione infatti Bertinotti mischia un giudizio sul modello con un giudizio sul prodotto storico del modello. Ovvero, dice che il comunismo ha fallito e l’URSS è sui libri di storia a dimostrarlo, mentre il modello liberale ha saputo considerare i diritti individuali e promuoverli.
Basterebbe fermarsi qui: non si possono paragonare gli aerei con i treni. E mi pare davvero strano che uno come Fausto non sia consapevole dell’errore. Ci deve essere sotto qualcos’altro e mi auguro non sia solo un modo per togliere la polvere e regalarsi un po’ di visibilità durante la pensione.

Entrando nel merito il modello liberale dal piano della teoria a quello della pratica cos’ha prodotto?
Ha prodotto una società dove il 20% del pianeta possiede oltre l’80%, dove i servizi pubblici vengono ridotti ogni anno, dove i beni d’accesso universale sono monetizzati, dove i parlamenti eletti perdono sovranità rispetto a poteri esterni (non eletti), dove il lavoro è diventato un lusso per cui umiliarsi e sottoporsi a condizioni sempre peggiori.
Magari sono storture, sono i tanti ostacoli che non permettono al modello di realizzarsi e di dispiegare appieno i suoi splendenti effetti. Io continuo a credere sia proprio una questione di impostazione teorica e credo che il giochino tra diritti individuali e diritti sociali sia solo un diversivo per non arrivare al cuore della faccenda.

Pazienza, sono questioni che non trovano più cittadinanza nella polis. La politica nell’età della tecnica è la politica eterodiretta dalla finanza, è la politica che segue gli indici mettendo fuori gioco sé stessa. Non c’è più spazio per confronto tra altre teorie e visioni del mondo, della società; per merito della retorica dei “tecnici” chiamati a risolvere “problemi tecnici” ogni altra narrazione possibile è divenuta anacronistica, viene ridicolizzata. Lo “spread” ha cancellato le parole destra e sinistra, ha cancellato l’idea di un altro mondo possibile, ma pure le mitologie padane della Lega Nord.
Siamo rimasti soli con il patto di stabilità e l’ossessione (inutile) del debito pubblico da cancellare.

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