Le sorti di una materia

Farinelli torna sul tema della geografia “reintrodotta” a scuola parlando di “mezza vittoria”. Capisco che una delle nostre guide carismatiche, dalla sua posizione, non possa esprimersi altrimenti, ma in realtà per la nostra materia si tratta di una netta sconfitta. La geografia resta mutilata nei corsi in cui aveva un’importanza, fa capolino con una sola ora alla settimana là dove non era mai stata (scelta discutibile, soprattutto nei bienni iniziali), è assente nei licei. Per di più, ormai nei 3/4 dei casi, è insegnata da colleghi con altre lauree e abilitazioni. Allucinazioni che solo in un paese scarsamente civile possono perpetrarsi senza creare indignazione.
Dice bene Farinelli nell’articolo: oggi più che mai la nostra amata materia non si limita ad essere un sapere scolastico, ma è diventata un necessario allenamento alla comprensione del mondo in divenire.
La situazione è grave. Occorre ripartire da un lavoro di qualità piccolo e lento, da svolgere in ogni contesto possibile. Organizzare buone lezioni che diano strumenti per un’interpretazione critica dei fenomeni contemporanei, che levino di mezzo pregiudizi e stereotipi e aprano il campo al ragionamento, allo sguardo geografico, capace di contestualizzare e mettere a confronto. Occorre ridare valore di viaggio alle “gite scolastiche”, proporre iniziative didattiche che escano da scuola, fare rete tra i docenti che stanno facendo un lavoro sensato nelle nostre vicinanze.
Solo con questo lavoro si diventa credibili e si comunica il senso della materia. Se la maggior parte degli italiani oggi pensa che la geografia sia un orpello è perché non abbiamo saputo raccontarne il significato. In questi anni molti di noi si sono piegati a linee guida ministeriali di scarso profilo, degradando la geografia all’elencazione delle capitali, delle fonti di energia o a fantasiose digressioni attorno a concetti come sviluppo sostenibile e simili: non c’è da meravigliarsi che oggi la stiano insegnando i colleghi di scienze. Abbiamo svenduto la disciplina, perdendo contemporaneamente rilievo culturale e ore nella scuola.

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