Matera

«La vera protagonista era – consapevolmente, anzi programmaticamente – la comunione tra città e cittadini. Una comunione fondata sull’idea che la cultura ha a che fare più con i diritti della persona che non con l’intrattenimento a pagamento. Mentre, cioè, l’opulenza artistica di Firenze o quella di Venezia hanno prodotto il modello del patrimonio artistico come bene di consumo dedicato ai turisti, la ‘povertà’ di Matera rende quasi tangibile l’attualità del modello costituzionale: il patrimonio come strumento di democrazia sostanziale.»

Lo scriveva Tomaso Montanari un paio d’anni fa, alle prime voci della candidatura per divenire capitale europea della cultura nel 2019. Il risultato per una volta ha premiato un modello di senso. Speriamo non contribuisca a snaturarlo, ma a renderlo esempio, specialmente per altri luoghi dell’Italia appenninica.

In un libro finito di leggere qualche tempo fa,  “Geografia commossa dell’Italia interna“, Franco Arminio dava, di Matera, una breve e intensa descrizione.

«Matera o l’estetica della povertà: senza pena la bellezza non ha viso. Qui non ci sono case sparse, tutto è connesso e intrecciato. Città soffiata dall’interno, città scultura in cui volumi di spazio e di terra si alternano e si equilibrano mirabilmente. Natura e architettura, più natura che architettura, città un tempo più abitata che costruita. Architettura scavata,
costruzioni fondate sul levare piuttosto che sull’aggiungere. Intimamente poetiche, dunque. Le case sono fiori di pietra. Case piccole come cellette d’api. Cristalli di tufo. Una trepida ragnatela sassosa dove stavano uomini e animali a combattere col loro fiato contro l’umidità che veniva da sotto. Paesaggio di rughe e pieghe, fumi e fango d’inverno e creta d’estate, creta e polvere, crepacci, letame. Ora senza il fumo, senza i liquami della storia, il tufo appare lindo, privato della patina che il tempo e i suoi abitanti gli avevano calato addosso. Paraboliche e panni stesi.
Ci sono i segni di ieri e quelli di oggi. L’antenna e il lenzuolo. Città d’Oriente, bizantina, anatolica. Città ipnotica in cui circola un’atmosfera antica nella quale ancora un po’ si può guarire andando dietro il paesaggio, disonorando la civiltà dell’impazienza.»

Insieme a Matera, la capitale culturale europea del 2019 sarà Plovdiv, affascinante cittadina della Bulgaria, in cui ci fermammo troppo poco. Pretesti buoni per tornare!

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