L’Expo e la (in)capacità di discernere

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Ho scelto di proposito di osservare 48 ore di silenzio sui fatti di Milano. Penso sia una utile pratica di igiene intellettuale per ogni evento che finisce per essere iper-mediatizzato.

Quasi nessuno si è risparmiato dal renderci nota la sua (sacrosanta) indignazione contro il blocco nero (o chiamateli come volete voi). E ancora vedo link, madri di Baltimora, mezzi analfabeti intervistati, girare tra blog e bacheche.
Benissimo. Se non che, mi pare quei link e commenti abbiano finito con l’oscurare quasi completamente le ragioni di chi era in piazza a farci presente che, dietro ai lustrini, Expo nasconde anche lati poco piacevoli, poco coerenti o semplicemente sporchi.

Con sincero rammarico noto come in pochi abbiano avuto voglia, capacità, buon senso, di separare l’azione del blocco nero dalle (sacrosante) ragioni di chi aveva scelto di andare in piazza a manifestare – fossero anche diverse dalle nostre – le proprie ragioni contrarie all’esposizione globale. Molti commentatori della domenica sono persino caduti nel brillante giochino degli specchi, trasformandosi in paladini difensori di Expo a prescindere: Expo il povero aggredito, Expo orgoglio italiano da non macchiare.
Questa gran quantità di commenti e link mi ha dato da pensare, specie in relazione al silenzio che ha coperto le ragioni vere dei NoExpo.

Ci ho riflettuto e credo del tutto normale sia andata così: in questo paese, oggi, a partire dai commenti dei nostri rappresentati istituzionali – dal presidente del consiglio in giù – i manifestanti di Milano, quelli che hanno preso civilmente parte a un corteo, vengono liquidati come “guasta feste”, individui incapaci di sostenere la grande occasione di rilancio in cui l’Italia mette in vista i suoi tesori più cari.
Chiedere come possano stare insieme McDonald’s e alimentazione di qualità, il tema della fame con quello del lusso, la promozione del paesaggio italiano col sacrificio di terre vergini, Monsanto e i diritti dei contadini di mezzo mondo, le opere d’arte con (e dentro) la mensa dei visitatori, si riduce quindi, oggi, in questo Paese, a semplice incapacità di visione strategica.
Expo è la grande celebrazione dei contenuti che si svuotano di ogni senso: acquistate, consumate e non rompete i coglioni. Dobbiamo applaudirla e subito dopo tornare a casa a criticare i giovani che non hanno valori, che non colgono il senso del patrimonio culturale, né tanto meno delle istituzioni, che vivono senza un orizzonte. Capito?

Proviamo a collegare i puntini e farci due domande.
Buon viaggio a tutti.

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