Le condizioni greche, opportunità di riflessione?

Certamente le scelte dei governi greci dei decenni scorsi hanno dato vita a un modello politico economico insostenibile; in questi giorni c’è un gran lavoro di molti – chi in buona fede e chi no – per sottolineare le ragioni delle istituzioni finanziarie e comunitarie e delle loro richieste di proseguire nel contenimento della spesa pubblica ellenica.

La Grecia, per inciso, ha 11 milioni di abitanti, come la Lombardia; viene difficile pensare che sia il più grande problema nell’agenda politica europea oggi.

Continuando a concentrarci su analisi economicistiche temo si perda di vista la questione centrale: il passaggio dei centri di potere dalla politica all’economia. Ossia da istituzioni elette democraticamente – circoscrivibili, che operano o dovrebbero operare a tutela dell’interesse generale e a cui, ad ogni modo, si può chiedere conto – a istituzioni private – non circoscrivibili, che operano secondo altre logiche, spesso divergenti dall’interesse collettivo, e che, in questo momento, non devono rendere conto che ai loro maggiori azionisti. Il passaggio da un progetto politico europeo (si rilegga il manifesto di Ventotene di Spinelli e altri) a un tavolo di lotta finanziaria.

300mappasalvataggiBanche Le controproposte greche non chiedono di tornare al passato, chiedono solo equità nei confronti dei greci e un accordo che sia prima di natura politica. La battaglia che conducono in questi giorni Tsipras &co dovrebbe stare a cuore a una Unione politica europea e ad ogni altro soggetto politico internazionale desideroso di recuperare sovranità perduta.

Le richieste di austerità – credo sia di dominio pubblico – oggi non riguardano solo la Grecia, riguardano anche altri paesi, anche l’Italia, e se la politica economica comunitaria non cambierà presto i suoi effetti inizieranno a mordere anche qui, avviando una preoccupante spirale.

Questa è la discussione che dovrebbe ora riempire l’agenda europea. Bisogna porre argine al sistema descritto sinteticamente in questo articolo e ridiscutere i dogmi neoliberisti con le loro fissazioni per debito e ripianamento a base di avanzo primario; questi giorni sembrerebbero una buona occasione per iniziare a pensarci.

Altri (ad esempio i renziani), che erano saltati sul carro del vincitore Tsipras quando la lotta all’austerità era ancora in forma di intenti scritti in un programma elettorale, ora che la battaglia si fa concreta prendono le distanze, fanno lezioni di responsabilità politica contraddicendosi e affermando che le regole che ci sono vanno benissimo e devono essere largamente applicate.

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