Cartoline dal Turkestan – Bussola per l’Asia Centrale

Questo post é una premessa generica, ma credo utile per comprendere i racconti dei prossimi giorni. Avere una vaga idea delle principali vicende storiche che hanno riguardato a grossi capi tutta l’Asia centrale può essere utile per comprendere meglio anche la geografia di oggi.

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Turkestan é il toponimo con cui i geografi hanno chiamato l’Asia centrale fino all’epoca sovietica. Era Turkestan occidentale quello composto dagli attuali Afghanistan, Turkmenistan, Tagikistan, Kazakistan e Kirghizistan. Turkestan orientale i territori occupati dalla Cina nel cuore del continente, come lo Xing Jang.

In antichità queste terre videro splendore interessate dai commerci carovanieri della via della seta: Samarcanda, Bukhara, Baghdad, nel 1000 d.c., erano tra le città piú popolose del pianeta: superavano il milione di abitanti, a confronto Londra e Parigi erano cittadine di second’ordine. Tuttavia queste aree asiatiche non hanno mai trovato pace in un eterno conflitto tra nomadismo e sedentarietà e ripetute dominazioni.

Il 1500 e la grande stagione delle scoperte geografiche via mare, nate per trovare soluzioni piú rapide al trasporto di spezie da Oriente fino al Mediterraneo, vide rapidamente declinare i flussi delle carovane e con esse la prosperità dovuta al commercio.

Nell’800 peró, dopo anni bui, il Turkestan torna al centro degli interessi internazionali e diviene  teatro di quello che, Kipling, con una definizione entrata nella leggenda, chiamò ‘The great game’, il grande gioco, ovvero la battaglia strategica in cui i due piú estesi imperi del tempo, Russia e Gran Bretagna, furono impegnati per accaparrarsi la miglior posizione in queste terre brulle, ma ricche di materie prime e fonti energetiche.

Durante l’epoca staliniana si procedette a una ripartizione del Turkestan occidentale negli ‘stan’ sopracitati, creando fittizie entità nazionali con lo scopo di applicare il principio del ‘divide et impera’ in quelle periferie – altrimenti di difficile controllo – a migliaia di chilometri da Mosca, dove la sovietizzazione risultò impresa difficile e mai portata a termine sino in fondo.
La situazione attuale, che vede i paesi pendolare costantemente tra proclami  di cooperazione e reciproci episodi di conflitto interetnico, é figlia di quella scelta e, poi, dal 1991, orfana dell’URSS.

Gli anni della transizione a una sottospecie di regime democratico e a una specie di economia di mercato sono stati confusi: come in altre aree dell’ex impero sovietico sono venuti a mancare servizi e strutture di base e pochi, spesso nella completa illegalità, hanno arraffato grandi fortune. Si è creato così quel paesaggio spezzato delle aree post comuniste caratterizzato da una forbice sociale sempre piú aperta e da un paesaggio fisico che alterna  vecchi relitti sovietici, degrado fisico e civile e nuovi empori del gas e della finanza, locali patinati, lusso.

Fin da Almaty avremo modo di incontrare molti di questi aspetti.

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