Cartoline dal Turkestan – Verso il Pakistan

Lasciamo Kashgar per due giorni, missione: seguire la Karakorum Highway fino al suo limite cinese, il passo Kunjerhab che poi, si dice, sia il passo piú alto del mondo con i suoi quasi cinquemila metri di valico.

Partiamo di mattina con un autista  di poche parole e tante telefonate. Un bel cappellino giallo in testa, il ragazzo sta al telefono per le prime due ore di viaggio, lasciandoci ascoltare le calde sonorità turche del linguaggio uigur. Sembra di stare molto lontani dalla Cina.

Prendiamo poi a salire per la Karakorum Highway, la strada si fa da subito molto impegnativa: le telefonate prima si diradano e poi cessano.

image

La Karakorum é una grande strada in alta quota che collega  Cina e Pakistan, tutto il traffico commerciale nei due versi di questa direttrice non ha altra scelta che riversarsi qui. I cinesi ci hanno lavorato sopra mica male e pian piano  stanno trasformando la strada nella grande infrastruttura che il nome evoca. Fino a dieci anni fa o poco piú si trattava interamente di una pericolosa sterrata, dissestata e spesso a strapiombo, carica di tir e bilici.

image

Oggi di quella strada terribile rimangono i primi venti chilometri di salita, che da Kashgar e i suoi 1300 metri di altitudine, portano ai 3000 e rotti dell’altipiano del Pamir. Questi primi  chilometri  corrono in una specie di gola, di canyon di ghiaia,  sul  fondo della gola confluiscono  fiumi che raccolgono le acque di scioglimento dei ghiacciai sovrastanti, tutte cime da settemila e piú.

La corsa in auto é da sudori freddi.
Saliamo in una specie di quadro lunare devastato. Tutti e quattro concordiamo sul fatto di non aver mai visto uno scenario del genere, così derelitto. Guardandolo pensiamo a paesaggi di guerra: Afghanistan, Iraq. Non si capisce bene se sia una strada aperta tra le morene di grandi ghiacciai, tra delle immense cave o nel mezzo di fronti e trincee.

La geomorfologia é tra le peggiori: pareti di pietra e argilla che continuano a franare ad ogni angolo e rendono la strada una corsa tra le buche e le deviazioni; flussi d’acqua impetuosi scendono verso valle, invadendo spesso coi loro rivoli la sede stradale.
Pesanti tir arrancano in salita alzando una gran quantità di polvere. Vanno superati al piú presto e nelle condizioni meno ideali, per poter tornare a vedere e respirare.

I cinesi hanno aperto enormi cantieri – attualmente operativi su tutti e venti i chilometri di salita –  per realizzare una sopraelevata che, attraverso ponti e gallerie, dimezzi i tempi di percorrenza della grande via. Per ora ci sono enormi ruspe,  cave di ghiaia, e i primi mega piloni che come totem punteggiano il panorama della stretta valle. La gola é immersa nelle polveri, entrati lì in mezzo il sole non si vede piú e il cielo diviene pallido.

Il nostro autista – ma noi con lui – suda aggrappato al volante mentre supera camion e auto semi distrutti. Si getta fuori strada in aree di cantiere sgombre per evitare  frontali con i veicoli che scendono nel verso opposto (facendo slalom tra le macerie invadono spesso l’altra corsia).  Corre veloce nei pezzi a strapiombo quando la strada é sgomba, si arresta bruscamente quando dal chilometro di parete che sta sopra le nostre teste rotola per strada una minifrana di massi.

image

Mentre si sale e si snocciola un rosario mentale di salvezza, penso sia veramente cretino fare da turisti questa strada. Consiglierei di aspettare che i cinesi finiscano la  sopraelevata che, seppur made in China – quindi con materiali da discount dell’edilizia – vi darà qualche possibilità in meno di restare bloccati da un incidente.
Penso anche ai poveracci che devono affrontarla, e che l’hanno affrontata in condizioni peggiori, per lavoro, ogni giorno. Quasi ogni auto che  frequenta  questa strada, come ad esempio il nostro furgone, ha i cristalli crepati per aver ricevuto qualche sasso dal cielo.

image

Proseguiamo la salita: operai cinesi piazzano candelotti di dinamite per far saltare un pezzo di versante, mega gru e carriponte montati in loco – e non si sa in che modo – per l’occasione erigono piloni di dimensioni sconcertati nel greto del fiume, famiglie in moto – lui, lei e in mezzo i bambini – scendono con foulard in faccia, senza mezzo casco, nella polvere e danno un senso amaro  della realtà del mondo. Operai dei cantieri vivono sul luogo di lavoro dentro a container; di fianco, poco distanti, abitanti della valle che vivono ancora in baracche di fango e lamiere e oggi respirano sabbia. 
Ogni tanto si incontra qualche cammello che in quel carnaio, tra cantieri, ruspe, rifiuti, carcasse d’auto ed esplosioni, vaga smarrito.

Butto un occhio alle pareti di roccie e argilla che abbiamo a novanta gradi sopra di noi e penso che per non ricevere un masso in testa, anche a questo giro, bisognerà aver vinto alla lotteria.

Arrivati in alto, come a un davanzale, ci si apre davanti, con una visione di bellezza eclatante, la prima propaggine del Pamir: un enorme lago blu ai cui bordi sorgono dune sahariane. Sulle alte colline di sabbia, carovane di cammelli si muovono portando in gita i turisti.

image

Costeggiando il lago, l’altopiano si amplia tra  montagne d’oro caratterizzate da evidenti calanchi. Il cielo, svanita la polvere, é ora di un azzurro smalto; bianche nuvolone di panna, come greggi, lo attraversano.

In breve raggiungiamo un  arco che riporta l’ingresso nella provincia autonoma tagika del Pamir cinese. Una non numerosa comunità di tagiki, emigrati in territorio cinese che risiedono prevalentemente a Tashkorgan, paese che ospiterà la nostra sosta lungo il percorso verso il passo Kunjerhab.

image

image

Ci fermiamo  a Tashkorgan verso le 18, il sole é già dietro le creste e nell’aria c’è una strana luce cinerina. Ci troviamo a 3.500 metri di altezza, da qui mancano due ore di salita al passo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...