Inutile, quando non dannosa

Non ho più parlato della riforma chiamata “Buona scuola” dopo la sua approvazione sostenuta da una certa parte del PD. Non ne ho più parlato perché non avrebbe avuto più senso ragionare su un testo ormai divenuto legge. Avevo, a suo tempo, proposto più di un contributo  nel percorso di discussione – che si è infine rivelato del tutto fittizio – avvenuto lo scorso anno. Come nella prassi renziana, quei contributi sono stati considerati contestazione senza alcun ragionamento alle spalle, l’espressione di posizioni faziose e preconcette. Lascio libero ognuno di voi di andare a rileggere e di valutare da sé la natura di quelle riflessioni (qui e qui).

Una scena tratta dal bel film "Monsieur Lazhar”
Una scena tratta dal bel film “Monsieur Lazhar”

Oggi possiamo invece valutare i primi risultati concreti della riforma, alla luce degli effetti che lentamente stanno maturando dentro le scuole.
Bastano questi mesi a confermare molte delle critiche che, purtroppo – lo dico con sincero rammarico, dato che a scuola lavoro – erano per la maggior parte corrette.
Mi limito a riportare alcuni contributi su due dei punti più critici: il piano di assunzioni e il comitato di valutazione.

Per realizzare le assunzioni richieste dalla Corte di Giustizia Europea oggi ci troviamo a scuola docenti assunti senza cattedra e senza un preciso piano di utilizzo. La patata bollente è stata demandata ai presidi, che devono improvvisare un progetto con cui inserire nuovi docenti (ricordo che la riforma è stata approvata in fretta e furia alla fine di luglio e i docenti immessi in ruolo sono arrivati nelle scuole tre mesi dopo l’inizio dell’anno scolastico). Ogni scuola, insomma, potrà fare allegramente a sé. Molti di questi colleghi neo assunti  si aggirano per gli istituti tra supplenze e fotocopie in segreteria. Ovviamente non hanno alcuna colpa, come non ne hanno presidi e istituti: entrambi sono solo vittime di una politica pasticciona.

Dopo estenuanti quanto inutili discussioni ogni istituto ha provveduto a formare un comitato di valutazione. Un comitato di valutazione che non avendo un preciso progetto alle spalle e, per di più, essendo composto per la maggior parte da individui che non hanno competenza nella valutazione didattica, non si sa bene come e cosa debba giudicare. Potrà, tra l’altro, dare un premio ai più bravi – ammesso che si capisca come definirli: un pugno di caramelle.

Come in altre occasioni, concordo con Christian Raimo – di cui vi invito a leggere questa precisa disamina: siamo davanti a una riforma inutile, quando non dannosa. Che non semplifica, non aumenta i fondi, non cambia di una virgola l’impianto delle precedenti riforme (la cui natura è spiegata molto bene in un libro di Walter Tocci da poco edito) e qua e là crea confusione.

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