I giorni di Altamura – Il mare e le pietre

Arrivato qui avevo dei piani, una lunga lista di luoghi, incontrati in letture o interessanti solo per i loro nomi, da andare a vedere. Ho da sempre alcuni nomi che mi attraggono e finiscono per portarmi in posti strani, di cui prima di partire so poco o nulla. Fu il caso di Burgas, in Bulgaria. Sarà così in futuro per altri nomi.

Arrivato qui ho abbandonato la lista e i programmi sul tavolo, senza più toccarli. Sono ancora lì, sotto una pignetta di libri. Meglio stare dentro il tempo che ti si propone: la mia riflessione oggi si ferma qui. Ad Altamura ho trovato delle persone che mi hanno aperto il loro luogo e il loro tempo, dandomi la privilegiata possibilità di guardare dall’interno, da una finestra di cui niente avrei saputo altrimenti. Ho colto un segnale chiaro e ho preferito lasciarmi immergere nel qui ed ora. L’altrove sarà, senza pena, per un’altra volta.

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Così, il terzo giorno della mia permanenza ho accompagnato l’associazione e i suoi volontari al mare. Un bel mare bulgaro dalle parti di Metaponto. La civiltà da quelle parti ha lasciato le sue insegne e gli edifici all’abbandono. Così, le strade che portano alla pineta del lido dei Greci sono desolate, desolanti, un po’ post sovietiche. Varcata la soglia del verde però si apre una spiaggia selvatica con pochi bagnanti del posto,  legni arenati e un mare molto molto blu. Anche se gli amici di Puglia insistono nel ripetermi che preferiscono altri lidi.
La giornata passa piacevole. I ragazzi ospiti di Link sono giunti al termine della loro esperienza e tra pochi giorni torneranno chi nell’est chi nel nord Europa. Il Mediterraneo però ha segnato il cuore e, tra i discorsi conclusivi, gli abbracci, i saluti, si sente. Entro da estraneo in un momento delicato per gli altri, un percorso lungo alle spalle che io non so. Cerco di essere discreto, me ne sto nell’angolo, ascolto, guardo il mare. Scambio ogni tanto qualche parola con Marie, con Susanna, che mi raccontano le loro storie francesi e slovacche. Imparo molto dai giorni in cui posso ascoltare senza altri pensieri in testa.

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Il quarto giorno della mia permanenza salto su un treno a scartamento ridotto delle ferrovie appulo-lucane e raggiungo in solitaria Matera. Andare da soli permette un tempo libero da condizionamenti, ma bisogna essere sufficientemente attrezzati per non perdersi troppo in pensieri, ché dalle onde, quando siamo barche sole, si passa in fretta alle maree. I luoghi, le rocce antiche, la polvere, il sole, gli sterpi, i forni e i gelatai, offrono però un coro di sostegno, un invito a gustare il momento, ché la vita è tutta lì. O qui. O là. A seconda di dove si è.
Matera è bella come Venezia, uno di quegli angoli che, così intensi ed eccezionali, penso si trovino solo in Italia. Ossa della storia, crepe e rughe della crosta, connubio tra pietra e uomini. Il promontorio, scavato, inciso, perforato dalle braccia di qualche generazione, da lontano sembra un formicaio. Lo era di certo fino agli anni Cinquanta, quando i sassi erano l’unica comune forma dell’abitare.
Poi la modernità ha dettato la sua legge: per il potere costituito abitare nei sassi da quel momento non sarà più buona cosa, meglio una città nuova. Fu Piccinato ad occuparsi del nuovo piano regolatore, tentò di fare meno danni possibili. In città però lentamente andava formandosi una specie di coscienza dei sassi, di quale fosse il loro significato nella storia e per la comunità. L’onda lunga di quella accresciuta consapevolezza e di quel lavoro di nuova attenzione da parte di alcune realtà locali ha costituito la base della recente affermazione della città come capitale della cultura europea.

Bella come Venezia, Matera ha oggi gli stessi problemi, quello che alcuni geografi hanno definito ‘effetto Venezia’.

Esplodere di turismo sembra il destino anche da queste parti. Parlando con le persone di qui me lo dicono tutti:  il turismo si mangia le città, le abbruttisce, le arricchisce, le sottrae alla comunità. Gli abitanti non ne possono più dell’invasione, ma i beni immobiliari si apprezzano, il centro storico diventa di moda, gli affitti possono alzarsi. I residenti risolvono l’equazione preferendo mettere a rendita le case del centro e trasferendosi. Sciamano verso la città moderna o le campagne, si fanno l’appartamento o la villetta fuori e mettono in affitto le case del centro su Air Bnb.

Morte annunciata di ogni città turistica quindi: museificazione e dentro di vivo, di vero, ci resta poco niente.
Matera ancora non è ancora così, ma pare si stia incamminando, e nonostante una rete di realtà consapevoli.

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