I giorni di Altamura – Via Appia

Per la cena a promozione del progetto sulla salsa “legale e solidale” vengo accompagnato alla masseria Jesce, un castello di pietre e luci gialle che sta in fondo a un nerissima  campagna a dieci chilometri dal centro. La notte della murgia pugliese è scura scura, come inchiostro appiccicoso, vien quasi il timore infantile di imbrattarsi, che rimanga addosso.

La masseria è la prima o ultima (a seconda del verso di percorrenza) stazione di posta lungo la via Appia antica. Rumiz passò da queste parti l’anno scorso, durante la stesura del suo ultimo lavoro, dedicato proprio alla riscoperta dell’antico itinerario romano; Rumiz sarà ospite qui tra qualche giorno a raccontare il lavoro da poco concluso.

Sull’aia tavoli imbanditi con quanto di meglio la Puglia, ricca e fortunata regione, sa offrire: mozzarelle, scamorze, caciocavallo, provole, vino, focaccia, rustico, bruschette, crosta fredda, orecchiette. E poi musicisti che suonano danze popolari della murgia  e del Salento, un fisarmonicista, poeti che declamano poesie più o meno convincenti. E poi Maria Cristallo, vispa novantenne che, col suo leggiadro vestito a fiori, intona canti popolari e diventa la stella più luminosa della serata campestre. Tutto corre sotto l’artistica direzione di Donato, custode della masseria, sguardo poetico ed esponente di spicco dei filosofi mediterranei. Agli angoli dell’agorà espone in modo impressionista i suoi concetti, come la necessità della “sudorazione”, una costante preghiera per il sud.

Io  mangio,  ascolto, parlo e scatto fotografie, in questo esatto ordine di importanza. Raccolgo il tanto che la gente di queste latitudini, diverse dalle mie, mi vuole dare. Chi mi spiega le diverse varianti della crosta fredda, chi mi racconta la sua attività d’artigiano, chi mi dice di quella volta che ad Altamura misero  in cantiere la rivista ‘Carta Libera’. In questa Italia interna torno a casa sempre a notte fonda e col canestro pieno.

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